Archive for the ‘Gravidanza’ Category

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Il mio secondo ebook!

16 giugno 2016

Ci ho preso gusto, e così ho fatto una raccolta di tutte le vignette che ho disegnato negli anni, ispirate alle scene più divertenti vissute con i miei bimbi.
La prima è datata luglio 2009… il primogenito aveva un anno e io avevo riscoperto la mia passione di sempre: il disegno.
Non lavoravo più oramai, mi dedicavo al bimbo, alla casa e a qualche lavoretto di grafica ogni tanto, niente di impegnativo.

Ma la vita di una mamma può essere fonte di ispirazione e divertimento!
così ho iniziato a mettere nero su bianco le cose più divertenti che mi capitavano.
Ancora mi ricordo che le prime le disegnai al mare, e una volta tornata a casa le resi digitali con photoshop.

Da allora ne pubblicai molte, e dopo un po’ cominciai a nutrire il desiderio di farne una raccolta e stamparle. Ma tra il dire e il fare si sa, ne passa di acqua sotto i ponti…
E a volte capita di non sentirsi all’altezza, ma a chi vuoi che interessino, ma chi vuoi che me le pubblichi…

Il Self Publishing consente di baypassare questi problemi (detti anche “seghe mentali”): si fa tutto da sè, si crea il prodotto, lo si lancia e si spera che atterri da qualche parte.

La speranza non è quella di comprarsi uno yacth con il ricavato delle vendite che ci permetteranno di diventare miliardari, ma di condividere in modo semplice il proprio lavoro e regalare una risata.

Vi presento: Vita di mamma a colori – scene di vita quotidiana a fumetti

copertina.

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Rinnovamento

11 giugno 2012

Ho passato un lungo periodo di tempo parzialmente disinteressata al mio lato più “fashion“.
Quando si vive una gravidanza e poi la maternità, l’abbigliamento passa un po’ in secondo piano, o quanto meno per me è stato così. Prediligevo abiti e calzature comode ancora più del solito, sia in gravidanza sia dopo la nascita del pupo, anche perchè allattando al seno non era proprio il caso di vestirmi con abiti che si sarebbero rivelati scomodi per l’operazione stessa o che si sarebbero rovinati e macchiati.
Dopo un anno e mezzo sono rimasta incinta della secondo genita e tutto è ricominciato: tute, scarpe da ginnastica, maglie larghe.

Il tutto era aggravato dal fatto che, non lavorando, stavo per di più in casa per cui oltre alla comodità c’era il pensiero “E tanto chi mi vede”.
Tengo a precisare che non sono mai arrivata a livelli tipo pigiama e vestaglia 24 ore su 24: nel mio piccolo mi sono sempre lavata-vestita-sistemata quantomeno per me stessa. Ma non sono mai andata oltre al minimo sindacale.

Ora però posso dichiarare questo periodo ufficialmente terminato: le pance sono lontane, sono rientrata nei miei vestiti pre-gravidanze e mi è tornata voglia di vestirmi e acconciarmi in modo più carino di quanto previsto dal minimo sindacale.

E così capita di comprarsi un vestito nuovo o un paio di scarpe che due anni fa avrei snobbato dicendo “e con queste dove dovrei andare

Poi può anche capitare di fare una cosa che ti è sempre piaciuta nelle altre ma che mai avresti pensato di fare proprio tu: il piercing all’ombelico!

E poi si può riprendere gusto nel mettersi lo smalto alle unghie, anche se la vita casalinga, le pulizie, la cucina non ne consente una lunga durata. Ma quei minuti spesi nel prendersi cura di sè e quel senso di soddisfazione nell’osservarsi più carine del solito ripagano tranquillamente la scarsa durata.

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Parto, rooming-in e allattamento al seno.

18 febbraio 2012

Ho avuto la fortuna di partorire i miei figli in un ospedale in cui fanno il rooming-in: consiste nel lasciare il neonato in camera con la mamma da subito e 24 ore su 24.
C’è il nido a disposizione delle mamme, dove i bambini vengono visitati, pesati e dove si può lasciare il bambino se se ne ha bisogno, ma la regola è che bambino e mamma stanno sempre insieme.

Inoltre in questa struttura si favorisce in tutti i modi l‘allattamento al seno: stando sempre insieme al bambino la mamma ha la possibilità di attaccare al seno il bambino ogni volta ce ne sia bisogno.
Il bambino viene dato alla mamma appena uscito dalla sua pancia e viene subito fatto avvicinare al seno.
Le ostetriche poi seguono la mamma per aiutarla ad attaccare il bambino nel modo migliore e far si che l’allattamento cominci nel migliore dei modi.
Il nido nell’ospedale è nello stesso corridoio dove ci sono le stanze delle neomamme, così una mamma può alzarsi dal letto e con pochi passi raggiungere il luogo dove sta il suo bambino e osservarlo attraverso l’ampia vetrata.

Il primogenito nacque con parto spontaneo (se volete il racconto del pretravaglio, il travaglio e la fase finale): appena nato è stato dato in braccio al papà che aveva assistito al parto, poi a me sono stati dati un paio di punti a causa dell’episitomia, poi il bimbo è stato messo nel letto con me che ancora eravamo nella sala parto e l’ostetrica mi disse “Può attaccarlo se vuole”.
Ricordo che lui aveva gli occhietti già aperti e diceva “gnè gnè” e girava la testa come osservandosi intorno, poi capitò davanti al mio capezzolo, si fermò, aprì la bocca e ZAC, lo prese in bocca come se avesse sempre saputo cosa ci doveva fare.
Fu meraviglioso.

(il primogenito a circa un quarto d’ora di età) 

La secondogenita è nata invece con un parto cesareo d’urgenza: a 7 mesi e mezzo ha pensato bene di premere il pulsante EJECT e così è nata. Essendo prematura e di soli 2 chili è stata subito messa in incubatrice, dove è rimasta una settimana.
In quel caso l’attaccamento al seno è avvenuto 3 giorni dopo, prima perchè non riuscivo ad alzarmi dal letto io, dopo perchè lei non poteva essere tirata fuori dall’incubatrice.
Ma l’allattamento era lo stesso il primo pensiero delle ostetriche: a maggior ragione dato che era prematura, mia figlia aveva bisogno del mio latte, così mi è stato fornito un tiralatte e consigliato di usarlo ogni 3 ore per simulare la ciucciata della bimba e favorire la montata lattea.
E così feci: dopo 4 giorni dal parto, a dispetto di chi dice che dopo un cesareo il latte fa fatica a venire, ebbi la montata lattea e iniziai a riempire biberoncini che portavo al nido e che le ostetriche davano alla bimba al posto del latte artificiale. Dopo un altro paio di giorni l’aggiunta non era più necessaria e le ostetriche mi riempivano di complimenti ogni volta che portavo loro biberoncini sempre più pieni. Dopo altri due giorni la bambina si attaccava al mio seno perchè era finalmente stata tirata fuori dall’incubatrice e dicemmo addio anche al tiralatte.

(la secondogenita la prima volta che potei prenderla in braccio, a 4 giorni di età) 

La secondogenita rimase in ospedale 12 giorni perchè bisognava tenerla sotto controllo almeno fino al compimento della 36^ settimana gestazionale. Molti ospedali mandano a casa la mamma e tengono il bambino al nido, ma la filosofia dell’ospedale dove ho partorito io era “Finchè non va via il bambino, non va via neanche la mamma“. E questo sempre per l’importanza che per loro riveste l’allattamento al seno: come fa infatti una mamma ad allattare al seno suo figlio stando a casa sua e andandolo a “trovare” un paio di volte al giorno?

Morale della favola: se siete in dolce attesa e dovete scegliere la struttura dove partorirete, secondo la mia personale esperienza mi sento di consigliarvi un ospedale in cui facciano il rooming-in e dove diano priorità all’allattamento al seno.

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E poi all’improvviso sei arrivata tu.

5 maggio 2010

Ebbene si, ho partorito.

La bimba ha pensato bene di nascere con 5 settimane di anticipo, alla tenera età di sette mesi e mezzo.

Il 23 aprile mi sveglio alle 4 per andare al bagno e mi accorgo di stare sanguinando, tanto.

Chiamo mio marito e gli dico “Amore, mi sa che dobbiamo andare”.

Lui arriva un po’ assonnato e mi chiede “Dove?”, alchè gli indico la pozza di sangue sul pavimento: lui sbianca e dice “Oh, cavolo” prima di scappare a prapararsi.

In dieci minuti siamo all’ospedale, dove cercano di visitarmi ma non ci riescono a causa dell’emorragia, così decidono di operare “Dobbiamo far nascere il bambino”.

Io ero stranamente tranquilla, anche perché in macchina l’avevo sentita muoversi e tanto mi bastava.

Mi portano in sala operatoria, mi fanno una rapida punturina alla schiena, mi fanno sdraiare e mi disinfettano la pancia. Io avevo solo un leggero formicolio a una gamba e pensavo “L’anestesia non ha ancora fatto effetto”.
E loro tagliano.

Non vi sto a spiegare la sensazione di sentirsi squartati.

Ho urlato “Fermi!” ma il dottore al quale stritolavo la mano mi ha spiegato che non potevano aspettare oltre né darmi farmaci che sarebbero arrivati alla bambina: mentre strillavo lui diceva “Ma così non si può… sta sentendo tutto…

Comunque in un rapidissimo ma interminabile minuto hanno tirato fuori la bimba dalla mia pancia, poi me l’hanno mostrata al volo prima che mi addormentassi (o svenissi per il dolore, non so).

Dopo una mezz’oretta ho ripreso conoscenza: non avevo la minima sensibilità né alle gambe né alla pancia: mi hanno portata fuori dalla sala operatoria, dove mi aspettava un marito preoccupato (aveva sentito tutto l’audio dell’operazione… poverino) ma emozionato (gli avevano messo un attimo in braccio la bimba prima di portarla in incubatrice).

E’ venuto il dottore a farmi l’anamnesi e a farmi firmare l’autorizzazione all’operazione che mi avevano appena fatto: mi ha detto “So che è un controsenso ma non avevamo proprio tempo prima: considerate che se tardavate mezzora non ero qui a parlare né con lei né con la bimba. La bimba se ne andava perché non le arrivava ossigeno, la mamma a causa dell’emorragia”.

Insomma, ci siamo fatte undici giorni di ospedale, i primi dei quali io li ho trascorsi a letto con dolori lancinanti (e non venitemi a dire che il cesareo è meglio del parto naturale…!) e la bimba nell’incubatrice: l’ho potuta vedere 3 giorni dopo che era nata.

Ma ora stiamo bene e siamo a casa: io mi sono rimessa in piedi e lei sta piano piano prendendo peso, mangiando da brava il latte dalla sua mamma.

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Abbigliamento in gravidanza

9 marzo 2010

Quantomeno negli ultimi mesi è meglio evitare le felpe con le zip.
Perchè?

Ecco perchè.

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Yoga fatto in casa

16 febbraio 2010

Prima di iscrivermi al corso di yoga, ci avevo provato a farlo in casa, ma questo fu il risultato:

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Namastè

3 febbraio 2010

Mi faccio un regalo: mi iscrivo a un corso di yoga per donne in gravidanza.
La disciplina dello yoga mi ha sempre ispirato, anche perchè sono una persona che tende a essere nervosa, a somatizzare il nervosismo e a irrigidirsi se prova dolore.
Quindi in vista del secondo parto ho deciso di imparare ad avere un maggiore controllo sul  mio corpo, a fare mirati esercizi di respirazione e a rilassarmi.
Ho trovato un posticino relativamente vicino a casa e questa mattina ho avuto un incontro con la signora che tiene i corsi: mi è piaciuto il posto, mi  è piaciuto anche l’esterno – si trova nel centro storico di un paesino – mi è piaciuta la lezione e mi è piaciuta la signora.
Quindi… da lunedì comincio!

E Namastè a tutti.