Archive for gennaio 2009

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Confronti

30 gennaio 2009

Ieri sera mi telefona un’amica e mi racconta la sua febbrile settimana lavorativa, i suoi mille impegni, i problemi col capo e queli col collega, le scadenze incombenti e quelle concluse…

Poi mi chiede: “E tu che hai fatto oggi?”

“… ho pulito le fughe delle piastrelle della cucina…”

Ammetto che detta così la mia vita da casalinga può sembrare un po’ riduttiva…

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Primo esperimento Casa organizzata

29 gennaio 2009

Dunque: ieri mi sono segnata le attività casalinghe da svolgere nel corso della settimana, suddivise in modo da non averne più di un paio al giorno.

Magari penserete che non lavorando io non ne abbia bisogno…

Sbagliato!

A parte che il pupetto porta via la sua buona dose di tempo. Ma non è questo il problema.
Il fatto è che sto molto davanti al pc, mi metto a vedere la posta, aggiornare il sito (a proposito, l’avete visto? Che ve n’è parso?), aggiornare il blog, disegnare ecc ecc
E così il tempo passa, e magari arrivo a tarda sera coi rotoloni di polvere che corrono per il pavimento, stile selvaggio west.

E mi sento doppiamente in colpa: mi dico, Ma come, non lavori, dovresti avere casa che è uno specchio!
Beh, confesso che la casalinga non è il massimo delle mie aspirazioni…

E così ecco uno dei buoni propositi per l’anno nuovo: organizzarmi meglio le faccende domestiche. E il sito della casa organizzata è capitato a fagiuolo!

Oggi primo esperimento: era giornata da dedicare all’aspirapolvere e così ho fatto.
Poi  una volta che avevo l’aspirapolvere a portata di mano, ho pensato bene di dare una bella pulita alle fughe delle mattonelle della cucina.

La mia aspirapolvere è infatti di quelle col filtro ad acqua e che fanno anche il vapore. Con l’apposito attrezzo che convoglia il vapore mi sono messa a pulire per bene il pavimento della cucina (che è bianco… lo so, pessima scelta, ma con i mobili nero wengè ci sta benissimo!)

Risultato: ho la schiena a pezzi e le dita delle mani massacrate (m’ero appena fatta un po’ crescere le unghie… dovrò darle una bella tosata).

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Cos’ho trovato!

28 gennaio 2009

Vi ricordate quando dicevo che sono disordinata?

Lo sono io e lo è mio marito, quindi lotto spesso per rimettere casa a posto.
Non capisco come mai, ma spesso le cose non sono dove dovrebbero essere.

Quando lavoravo, il sabato facevo la corsa al riordinare casa: ma ora che ho più tempo questa è una attività che posso svolgere con più calma.

E oggi mi sono imbattuta in questo sito:
http://www.4blog.info/casaorganizzata/category/il-metodo-casa-organizzata/page/2/

Il metodo della casa organizzata!
Una persona disordinata come me può organizzarsi le attività casalinghe tenendo una sorta di diario di bordo sulla quale segnare le cose da fare.

Da provare!

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Racconto del parto: la fase espulsiva

27 gennaio 2009

E così andiamo in sala parto.
Nell’ospedale dove ho partorito si segue una specifica teoria sul travaglio, sul parto e sulla degenza: tutto avviene nella maggiore naturalezza e minore medicalizzazione possibile.
La partoriente viene lasciata libera di muoversi durante il travaglio, viene lasciata insieme al bambino 24 ore su 24, si favorisce l’allattamento al seno…

La sala parto è organizzata secondo questa filosofia: ha le luci soffuse e una musica bassa, c’è la vasca da una parte e il lettino, che non è un vero e proprio lettino dove stare sdraiate ma più una poltrona un po’ reclinata.
Se la partoriente vuole può rimanere in piedi o accucciarsi, può scegliere lei la posizione in cui si trova meglio. Essendo il parto un evento naturale, si pensa che la donna istintivamente sa come deve mettersi e viene assecondata.

Io ho provato a stare in piedi, ma le fitte erano insopportabili così mi sono seduta sulla poltroncina.

Mio marito era lì con me: quando ne parlavamo non era entusiasta all’idea di assistere al parto e io gli lasciavo carta bianca “Se vuoi vieni sennò no.”
In quel momento è venuto tutto spontaneo, mi ha accompagnata dall’inizio alla fine senza che io gli dicessi nulla.
Stava alla mia destra, e mi diceva “Sei bravissima“.

Appena sistematami sulla poltroncina c’era l’anestesista: ricordate che nel delirio avevo chiesto di farmi l’epidurale?
Ma una volta lì ho chiesto all’ostetrica “Quanto manca?” e lei “Mah, un’oretta, e il peggio è passato” alchè ho risposto “Un’ora? Capirai!! Sono quattro ore che soffro mò l’epidurale non la voglio più
E sono contenta di non averla fatta perchè la fase finale è meno dolorosa del travaglio.
Ogni contrazione la convogli nella spinta e partecipi attivamente, non rimani lì passiva in balia dei dolori come avviene nel travaglio.
Ero stanca morta, è come fare mille serie di addominali dopo aver scalato l’Everest.

E per rendere più divertente il tutto, il mio piccolino voleva uscire sì di testa, ma con la manina attaccata alla fronte.
C’è stato un attimo in cui ho visto il ginecologo guardare l’ostetrica scuotendo la testa.
Un consiglio ai ginecologi: non lo fate!

E così mi sono beccata pure l’episiotomia. Per i non addetti ai lavori, trattasi di piccola incisione.

Insomma, spingevo di qua, spingevo di là, vedevo tutti puntini luminosi tanto era lo sforzo, e non bastava! Tant’è che ginecologo e ostetrica si sono messi di traverso sulla mia pancia col gomito per favorire la fuoriuscita del piccolo rospo.

Alle ore 00.32 è nato.
Me lo hanno subito poggiato sulla pancia e io lo osservavo incredula: un ranocchio tutto grigio… eh si, appena nato non aveva un bel colorito. 🙂
Poi lo hanno dato in braccio al papà, che tutto emozionato se lo coccolava.
E il cucciolo se ne stava lì tranquillo, non un pianto, e con gli occhietti da subito aperti a osservarsi in giro.

Per quanto riguardava me, con la nascita del ranocchio non avevo mica finito: altre spinte e altre contrazioni per far uscire la placenta, poi i punti (ahia, li ho sentiti uno per uno), poi l’ostetrica che mi schiacciava la pancia per pulire l’utero… e ogni volta mi dicevano Abbiamo finito abbiamo finito, e ogni volta non avevamo finito.

Ma poi finalmente abbiamo finito sul serio. Non so come mi sono alzata dal lettino e mi sono sdraiata nel mio letto e mi hanno subito messo di fianco il bimbo. Poi ci hanno parcheggiato tutti e tre fuori dalla sala parto per un po’ prima di riportarmi in camera.

E così ce ne siamo stati lì per un po’, mio marito ed io a osservare il piccolo frutto del nostro amore, sempre lì che si guardava intorno.
Mio marito ha tirato fuori dalla tasca la macchinetta fotografica e ha fatto i primissimi video, così abbiamo la testimonianza dei primi attimi di vita del nostro cucciolo.

Poi io mi sono sollevata la camicia da notte e ho scoperto un seno, avvicinandolo al bimbo: incredibile… proprio come se sapesse esattamente cosa fare ha aperto la boccuccia e ZAC! Ho sentito che si attaccava a ciucciare. Ovviamente non c’era ancora molto da ciucciare, il seno all’inizio produce una sostanza chiamata colostro, che non è ancora latte vero e proprio ma è comunque una sostanza importante per il bambino, ricca di nutrimento e anticorpi.

Trascorso un po’ di tempo parcheggiati fuori dalla sala parto, le ostetriche hanno deciso che era il momento di riportarmi in camera.
Mio marito è dovuto andare via e il piccolo lo hanno preso le ostetriche per fargli un po’ di controlli.
E così sono rimasta sola, ancora incredula e sfinita: ma non ho chiuso occhio finchè non mi hanno riportato il piccolo.

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Racconto del parto: il travaglio

26 gennaio 2009

Se il pretravaglio era stato per me abbastanza gestibile, durante il travaglio ho perso il  lume della ragione.
Non sono riuscita a rilassarmi minimamente, nè a mettere in pratica le tecniche di respirazione imparate al corso pre-parto.
Durante le contrazioni lanciavo urli e imploravo pietà, che qualcuno facesse smettere quelle fitte insopportabili.

Mio marito poverino mi stava vicino, impotente.
Io gli dicevo “Chiamali, che mi diano qualcosa, ci sarà pur qualcosa che mi possono dare… TU NON CAPISCI QUANTO FA MALE“.
Che poi io non sono una che si lamenta quando ha dolori, e tantomeno sono una che prende medicine al primo doloretto.

Inoltre avevo sempre sostenuto di non voler fare l’epidurale.
L’epidurale è un’anestesia locale che non ti fa sentire i dolori del travaglio ma che ti può essere fatta solo se arrivi a una certa dilatazione. Però non ti fa partecipare attivamente alla fase espulsiva, perchè non senti le contrazioni.
Io, stoicamente, sostenevo di voler partecipare in piena consapevolezza a tutte le fasi della nascita del mio bambino.
Perdipiù non mi ispirava per niente l’idea di farmi sforacchiare la colonna vertebrale!

E invece, una volta in preda a lancinanti fitte alla schiena che mi lasciavano stremata, imploravo che mi dessero qualunque cosa, che mi facessero pure l’epidurale.

Non voglio spaventare eventuali future mamme che si siano messe a leggere questo post: il travaglio per ogni donna è diverso.
Il mio è stato relativamente breve (4 ore) ma mooolto intenso: quello di mia cognata ad esempio è stato molto lungo (una decina di ore) ma durante esso lei ha pure dormito!

Il travaglio, nell’ospedale dove ero ricoverata io, lo si trascorre nel reparto degenze, quindi ero in quella che sarebbe poi stata la mia stanza.
Avevo una compagna di stanza, che ho visto distrattamente: non ero molto concentrata su ciò che mi circondava. Ricordo di aver visto delle donne incinte affacciarsi alla stanza con gli occhi sbarrati: forse si chiedevano se anche loro avrebbero fatto tutti quei versi…

Ogni tanto mi trascinavo verso la stanza delle ostetriche, accasciandomi al suolo quando arrivavano le contrazioni, lì nel corridoio, e imploravo la sventurata di turno di darmi qualcosa per quei dolori: la risposta era sempre la stessa “Non le possiamo dare nulla, sennò interrompiamo il travaglio”.
Guarda caso era proprio quello che volevo: interrompere tutto e andarmene a casa. Fermate il travaglio, voglio scendere!!

Non so di preciso che ore fossero, saranno state le 11, 11 e mezza, quando ho sentito che qualcosa stava cambiando: le contrazioni erano diverse.
Oltre alle spade infuocate che mi si conficcavano nella schiena, sentivo la pancia che… spingeva da sola.
E appena le ostetriche hanno sentito che dicevo così, mi hanno visitata per vedere a che dilatazione ero arrivata e hanno deciso che era il momento di andare in sala parto.

Entrai così nell’ultima fase del parto: la fase espulsiva.

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Racconto del parto: il pretravaglio.

26 gennaio 2009

Come dicevo, a fine giugno ho partorito.
Dicono che la donna ha un ormone che le fa dimenticare i dolori del parto, il che spiega come mai non siamo tutti figli unici.

Io quest’ormone non ce l’ho.
La voglia di fare, in futuro, un secondo figlio si, ce l’ho, ma se ci penso ricordo perfettamente il giorno in cui ho partorito.
Ve lo dimostro.

Premetto che il giorno prima avevo fatto la visita dal ginecologo, il quale mi aveva detto che avrei fatto ancora in tempo a fare il monitoraggio della settimana successiva perchè ancora non c’eravamo.
Consiglio al ginecologo di non giocare mai al lotto, che proprio non ci azzecca.

Dopo pranzo vado a farmi la solita passeggiatina intorno casa: si sa che nelle ultime settimane della gravidanza camminare fa bene, in generale perchè fa bene al bambino, viene cullato e gli arriva più ossigeno, e in particolare la camminata stimola l’inizio del travaglio.
Torno a casa e sento le solite contrazioni piccoline che oramai mi accompagnano da giorni. Piano piano si fanno però più intense.
Verso le cinque del pomeriggio, le prime contrazioni più forti. Non ancora dolorose, ma iniziano a farsi sentire.

Avevo scongelato il macinato per fare le polpette la sera, così mi metto subito a fare ‘ste polpette, pensando “Se è un falso allarme, abbiamo la cena pronta, se non lo è, mio marito avrà qualcosa da mangiare.”
Telefono anche a mio marito per dirgli di non rientrare troppo tardi la sera perchè sento un po’ dei doloretti al basso ventre.
Il marito s’è presentato a casa un quarto d’ora dopo.

Tra le 5 e le 5 e mezzo faccio le polpette, fermandomi ogni 10 minuti causa contrazioni: sempre non dolorose ma abbastanza intense.
Notando che le contrazioni sono a intervalli estremamente regolari (primo indizio del travaglio in avvicinamento) vado a farmi la doccia, che non si sa mai…
Alle 7 le contrazioni sono sempre regolari, e sempre più dolorose. Ogni cinque minuti mi accascio alle prese con un forte mal di pancia e di schiena.
Alle 7 e mezza decidiamo che non si tratta di falso allarme e ci incamminiamo verso l’ospedale.

Arriviamo il ospedale alle 8 e io oramai lancio degli urli ogni 5 minuti.
Mi ricoverano e mio marito mi sta sempre vicino, un po’ nel pallone: non capisce bene cosa gli chiedano gli infermieri, non si ricorda la  mia data di nascita…

Io sono entrata oramai nella fase del travaglio vero e proprio.

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ma grazie…

26 gennaio 2009

berlu-copia

Dice che voleva fare un complimento alle belle donne italiane…
Com’è che non mi sento lusingata?