Archive for the ‘Maternità’ Category

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I bambini, il terremoto ed io

2 novembre 2016

La terra trema e fa disastri a poche decine di chilometri da qui.

Noi viviamo la paura di riflesso, con le immagini che scorrono alla televisione a mostrarci cosa potrebbe accadere anche a noi se l’epicentro si avvicinasse un po’ di più.

I bambini non hanno sentito tutte le scosse fortunatamente: ad agosto, dormivano.
Il 26 ottobre erano in camera loro e non si sono accorti di nulla; la seconda scossa la abbiamo sentita tutta, con il pavimento che oscillava come fossimo su un peschereccio.

Del terremoto ne parliamo a casa, cercando di mostrarci tranquilli con i bambini. Abbiamo spiegato loro cos’è, cosa succede, cosa fare se sono a scuola e sentono una scossa. Sembrano tranquilli.

Noi dormiamo vestiti: loro ronfano beati.
Io ho preparato un borsone delle emergenze, loro non serve che lo sappiano.
A ogni rumore si sobbalza: a loro poi facciamo un sorriso.
Ovunque vado mi guardo intorno e cerco le uscite più vicine.

Essere genitori è anche questo: caricarci delle preoccupazioni cercando di lasciare leggere, ancora per un po’, le loro spalle.

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Per la nascita di una bimba

7 luglio 2016

Dall’unione di due cuori è nata lei, è sbocciata come fiori
E voi le sue radici, profonde, sicure

Ora è solo teneri ramoscelli, esili fili d’erba, timidi boccioli.

Ma con il vostro sostegno diventerà una splendida pianta, forte e alta.

Benvenuta Anita!

quadro per anita

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Non c’è due senza tre?

23 giugno 2016

Immaginatevi una mamma tranquillamente intenta a lavare i piatti del pranzo.
Immaginatevi il primogenito che si avvicina a lei e così, senza preamboli, senza motivo apparente, senza giusta causa, se ne esce con una domanda.

Mamma, perchè tu e papà non potete fare un altro bambino?

Badabùm!
La mamma barcolla, le scivola un bicchiere, una goccina di sudore le cosa giù lungo la schiena.

Tesoro … ehm… bèh, non è che non possiamo. Diciamo che non abbiamo di questi progetti.”

Lui riparte alla carica.
Dicono che annoiarsi durante le vacanze faccia bene ai bambini perchè li obbliga a usare la fantasia. Ma qui stiamo esagerando. Ora lo iscrivo ai centri estivi per tutto luglio-agosto-settembre 24oresu24.

Allora perchè non lo fate?

Ma scusa, non ti basta una sorellina?

Lui, contro ogni previsione, risponde: “Si, si: già mi diverto con lei, in tre ci divertiremmo di più
E io che mi aspettavo un “no, lei è tremenda, ne voglio un altro”

Allora provo a smorzare il suo entusiasmo: “ma tu lo sai cosa fanno i neonati? Dormono, piangono, mangiano e fanno la cacca.”

Lui serafico: “Se piange posso fare il mimo e farlo ridere!” alchè si esibisce nel mimo chiuso in una scatola che diventa sempre più piccola. Effettivamente è bravo.

Allora provo a punzecchiarlo sul tema “spazio condiviso”.
Quando sarà abbastanza grande dovrà stare in camera con voi due”.
“siiii!
Ma niente, neanche questo lo butta giù.

Allora provo con il tema “tempo”.
Guarda che avere un bambino non è mica immediato, non è che esci, vai al negozio, e lo prendi (a pensarci, però, non sarebbe mica male…) insomma, tu ora hai otto anni, tra una cosa e l’altra nascerebbe che ne avrai nove, per i primi due anni non è che giocherebbe con te, e allora tu ne avresti già dieci …

Tranquilla mamma.

Ok. Se me lo dici tu…
A questo punto mi rimane solo una cosa da fare: lo SCARICABARILE.
Vediamo cosa ne pensa papà e poi ne riparliamo eh?

 

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Il mio secondo ebook!

16 giugno 2016

Ci ho preso gusto, e così ho fatto una raccolta di tutte le vignette che ho disegnato negli anni, ispirate alle scene più divertenti vissute con i miei bimbi.
La prima è datata luglio 2009… il primogenito aveva un anno e io avevo riscoperto la mia passione di sempre: il disegno.
Non lavoravo più oramai, mi dedicavo al bimbo, alla casa e a qualche lavoretto di grafica ogni tanto, niente di impegnativo.

Ma la vita di una mamma può essere fonte di ispirazione e divertimento!
così ho iniziato a mettere nero su bianco le cose più divertenti che mi capitavano.
Ancora mi ricordo che le prime le disegnai al mare, e una volta tornata a casa le resi digitali con photoshop.

Da allora ne pubblicai molte, e dopo un po’ cominciai a nutrire il desiderio di farne una raccolta e stamparle. Ma tra il dire e il fare si sa, ne passa di acqua sotto i ponti…
E a volte capita di non sentirsi all’altezza, ma a chi vuoi che interessino, ma chi vuoi che me le pubblichi…

Il Self Publishing consente di baypassare questi problemi (detti anche “seghe mentali”): si fa tutto da sè, si crea il prodotto, lo si lancia e si spera che atterri da qualche parte.

La speranza non è quella di comprarsi uno yacth con il ricavato delle vendite che ci permetteranno di diventare miliardari, ma di condividere in modo semplice il proprio lavoro e regalare una risata.

Vi presento: Vita di mamma a colori – scene di vita quotidiana a fumetti

copertina.

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il Trolley dei ricoveri

20 aprile 2016

La scorsa settimana la bimba ed io siamo state ricoverate in ospedale per accertamenti a causa delle sue persistenti crisi. Dopo una crisi che non riuscivamo a gestire a casa, mio marito ed io siamo saliti in macchina e la abbiamo portata al pronto soccorso.
Una volta lì, la neurologa che ci segue ci ha fatto ricoverare per fare alcuni esami nei giorni seguenti.

i problemi di quando ti ricoverano senza preavviso sono numerosi:

  • solitamente tu sei vestita comoda comoda per stare in casa, lavare i pavimenti, zappare l’orto: quando parti per il pronto soccorso non è che prima ti guardi allo specchio quindi poi ti ritrovi in ospedale che sembri uno sporco folletto dei boschi
  • solitamente la corsa verso il pronto soccorso avviene in un momento in cui non sei nè truccata nè fresca di taglio-lavaggio-messa in piega quindi ti ritrovi in ospedale come uno spettinato e struccato folletto dei boschi
  • anche la bambina mica scherza: si ritroverà in ospedale come uno zozzo spettinato baby folletto dei boschi
  • se hai fatto in tempo, in un momento di lucidità, a prendere la cartellina con tute le visite mediche della pupa, di sicuro non hai fatto in tempo a prendere il caricabatterie del cellulare, quindi ti ritroverai all’ospedale con il telefono in fin di vita e presto disconnessa dal resto del mondo
  • la bambina comincerà a lamentarsi, perchè si è ripresa, sta bene ma si stufa ad aspettare, e tu giustamente sei sprovvista dell’occorrente per farle passare il tempo, anche perchè hai usato le ultime energie per farla giocare a Pou la patata che va nutrita lavata e coccolata come un tamagotchi
  • se poi sei particolarmente fortunata, sei nel pieno delle mestruazioni: se non ce le hai, ti verranno in anticipo per lo stress. E una volta usato quell’unico assorbente che tieni sempre in borsa sarai sprovvista.

Ora passiamo a un secondo ordine di problemi: i parenti più prossimi che possono aiutarmi in questi casi sono: mio marito, mio padre. Due uomini, tengo a precisare.
Il nonno-Santo-subito è subito assunto a tempo indeterminato come baby sitter come primogenito: è già munito di tabella con orari di ingresso, uscita da scuola, piscina, calcio.

Quindi tu chiederai al marito di portarti un po’ di cose l’indomani: lui arriverà con una enorme valigia e tanta buona volontà ma non sempre ciò che troverai dentro corrisponderà a ciò che avevi chiesto.

  • avevi chiesto assorbenti, lui ti compra i Tena Lady
  • avevi chiesto biancheria di ricambio (mutande calzini per intenderci) lui ti porta perizoma e collant
  • avevi chiesto un ricambio per la pupa lui ti porta la tuta da calcio di suo fratello
  • avevi chiesto del sapone lui… ops! avevi chiesto il sapone?

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Insomma: per evitare problemi ho finalmente preparato il Trolley dei Ricoveri, usando un allegro trolley che i nonni regalarono tempo fa alla bimba, della temutissima Hello Kitty. Dentro c’è:

  • biancheria di ricambio per me e per la bimba
  • un bel beauty case con spazzolini, dentifricio, sapone, pinzette forbicine, correttore e fard
  • quaderno e colori per lei
  • un libro per me
  • caricabatteria del cellulare
  • assorbenti normali

C’è da dire che c’è anche un po’ di scaramanzia in questo borsone: ora che finalmente l’ho preparato, per la legge di Murphy non mi servirà più, giusto?

 

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La Casalinga è un Monaco Buddista ma non lo sa

4 marzo 2016

Mi sono ritrovata a  leggere qualcosa sul buddismo e lo zen.
Sai quelle letture a catena, dove una tira l’altra? Un libro ne cita un altro, più di un libro affrontano lo steso argomento e questa reazione a catena ti fa fare scoperte inpensate.

Premetto che sono completamente ignorante in materia di buddismo quindi ciò che scrivo potrebbe essere inaffidabile.

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I buddisti si suddividono in laici e monaci: i laici sono coloro che lavorano e provvedono al sostentamento dei monaci. I monaci buddisti vivono nei monasteri, senza svolgere alcuna attività lavorativa remunerativa, vivono di elemosina e hanno la giornata scandita in modo preciso tra le varie attività da svolgere nel monastero.

La giornata di un monaco si può suddividere, semplificando, nelle seguenti attività:
– sveglia all’alba
– meditazione
– pulizia del monastero
– preparazione e consumazione del pranzo
– riposo
– studio o altre faccende all’interno del monastero
– meditazione
– preparazione e consumazione della cena
– coricarsi

Ciascuna di queste attività è svolta con la totale consapevolezza e immersione nel momento presente. Lo spazzare un pavimento non è vista come una incombenza noiosa e ripetitiva ma quasi come un rituale. Non solo significa prendersi cura della propria casa, come del proprio corpo e del proprio spirito, ma è anche una occasione per apprezzare pienamente la semplicità del gesto e quindi della vita stessa.
Preparare un pasto è una pratica estremamente spirituale: osservando, maneggiando ogni ingrediente, concentrandosi sul profumo, sul colore, sul sapore, il momento del pasto diventa qualcosa si mistico.

Tutto ciò accade in oriente. In occidente, una casalinga che svolge una giornata scandita dalle faccende domestiche, con l’aggiunta della gestione dei figli e di altre commissioni, è vista come una persona non realizzata.
La casalinga è vista come una donna che non lavora e quindi non produce.
In oriente i laici venerano i monaci auspicando che essi raggiungano l’illuminazione.
In occidente spesso le casalinghe vengono sminuite perché non sono fonte di reddito.

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Allora lancio un appello.

Provate a guardare a una casalinga come a un monaco buddista. Essa è una venerabile figura che presiede alla cura della casa e della famiglia e prima lei arriverà a raggiungere l’illuminazione prima ne beneficeremo tutti.

E voi casalinghe: siete dei monaci buddisti e non lo sapete!
Abbiate consapevolezza del vostro ruolo. Siete più spirituali di quanto non crediate.
Quando vi trovate l’ennesima lavatrice da stendere, gli ennesimi piatti da lavare come ogni sera, provate a vivere queste esperienze con la pienezza che la vostra buddità intrinseca vi suggerisce.

Quando spolverate, non state facendo una attività noiosa e ripetitiva; vi state prendendo cura del vostro monastero.

Non state facendo le faccende domestiche: state facendo pratica zen. Eseguite azioni quotidiane, semplici, che racchiudono la via verso l’illuminazione. Si racconta che un discepolo del Buddha raggiunse l’illuminazione proprio mentre spazzava un pavimento!

Debelliamo dal nostro vocabolario l’espressione “casalinga frustrata” e sosituiamola con “venerabile casalinga“.

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Vi consiglio la lettura di “Manuale di pulizie di un monaco buddhista – spazziamo via la polvere e le nubi dell’anima

E per imparare la pratica buddista con un sorriso “Come diventare un Buddha in cinque settimane” di Giulio Cesare Giacobbe.

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Aiuto, mio figlio si arrabbia!

12 febbraio 2016

E’ stato un anno faticoso il 2015, le crisi della secondogenita hanno scombussolato un po’ tutti in famiglia e altri pensieri e situazioni ci hanno messo in crisi.

Il cambiamento più evidente lo abbiamo notato nel primogenito, che ultimamente ha scatti di rabbia a scuola mentre a casa è più tranquillo.
Nel tentativo di studiare il problema penso, rifletto, parlo, leggo… e mi sono imbattuta in questo libro: “Lascia che si arrabbi, capire e affrontare la rabbia di tuo figlio dai 2 ai 13 anni” di Francesca Broccoli.

lascia che si arrabbi

L’ho trovato ricco di interessanti spunti di riflessione:

  • la rabbia è una delle emozioni primarie e primordiali che portiamo con noi dall’inizio dei tempi perchè insieme alla gioia e la paura sono state indispensabili per la nostra evoluzione
  • essendo una emozione (dal latino ex-movere, portare fuori) serve a lanciare un messaggio che va decodificato
  • considerando che durante un attacco di rabbia il cervello del bambino non lavora normalmente a causa della sovra-tensione che sta subendo, sono molto utili gesti che portino ad aumentare i livelli di serotonina, quindi abbracci e coccole
  • la rabbia può assumere diverse forme: scenate eclatanti quando il bambino si sente libero di esprimerla, comportamenti apparentemente più tranquilli quando in famiglia la rabbia è vissuta come un tabù, qualcosa di negativo da nascondere: è utile che i genitori riflettano sul modo in cui viene vissuta la rabbia nella famiglia e come lo era nelle loro famiglie di origine
  • quando la rabbia si manifesta tra fratelli è fisiologica e quindi benigna: il rapporto fraterno è la prima palestra in cui i bambini esercitano la vita sociale e imparano a dialogare con i coetanei
  • i bambini devono imparare, con l’aiuto degli adulti, a regolare le proprie emozioni, a esprimere la rabbia in modo non distruttivo ma costruttivo
  • dietro la rabbia c’è sempre un messaggio che il bambino ancora non ha imparato a esprimere a parole
  • quando un bambino si arrabbia vanno evitati sistemi di premi/punizioni, alzare la voce per sovrastare la sua: l’unico strumento è il dialogo, aiutare il bambino a esprimere ciò che sta provando e dopo, passata la tempesta, aiutarlo ad analizzare ciò che è successo
  • quando un bambino è arrabbiato può avere difficoltà nello studio ma non per carenze cognitive bensì perchè tutte le sue energie sono impegnate nel grande lavoro che sta compiendo sul piano emotivo
  • la rabbia del bambino va affrontata in modo rispettoso e fruttoso, deve diventare momento e occasione di dialogo
  • non chiedetegli di calmarsi: in quel momento non è che non vogliono, ma proprio non sono in grado di farlo. Anche loro sono vittima delle nostre stesse sensazioni, spaventati, affaticati, confusi

“Ciò che dobbiamo sperare è di rendere la rabbia un fuoco che cucina anziché un fuoco che brucia.”   Clarissa Pinkola Estes

“la rabbia non è solo inevitabile, è necessaria. La sua assenza indica indifferenza, la più disastrosa delle mancanze umane”  Arthur Ponsonby