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Racconto del parto: il pretravaglio.

26 gennaio 2009

Come dicevo, a fine giugno ho partorito.
Dicono che la donna ha un ormone che le fa dimenticare i dolori del parto, il che spiega come mai non siamo tutti figli unici.

Io quest’ormone non ce l’ho.
La voglia di fare, in futuro, un secondo figlio si, ce l’ho, ma se ci penso ricordo perfettamente il giorno in cui ho partorito.
Ve lo dimostro.

Premetto che il giorno prima avevo fatto la visita dal ginecologo, il quale mi aveva detto che avrei fatto ancora in tempo a fare il monitoraggio della settimana successiva perchè ancora non c’eravamo.
Consiglio al ginecologo di non giocare mai al lotto, che proprio non ci azzecca.

Dopo pranzo vado a farmi la solita passeggiatina intorno casa: si sa che nelle ultime settimane della gravidanza camminare fa bene, in generale perchè fa bene al bambino, viene cullato e gli arriva più ossigeno, e in particolare la camminata stimola l’inizio del travaglio.
Torno a casa e sento le solite contrazioni piccoline che oramai mi accompagnano da giorni. Piano piano si fanno però più intense.
Verso le cinque del pomeriggio, le prime contrazioni più forti. Non ancora dolorose, ma iniziano a farsi sentire.

Avevo scongelato il macinato per fare le polpette la sera, così mi metto subito a fare ‘ste polpette, pensando “Se è un falso allarme, abbiamo la cena pronta, se non lo è, mio marito avrà qualcosa da mangiare.”
Telefono anche a mio marito per dirgli di non rientrare troppo tardi la sera perchè sento un po’ dei doloretti al basso ventre.
Il marito s’è presentato a casa un quarto d’ora dopo.

Tra le 5 e le 5 e mezzo faccio le polpette, fermandomi ogni 10 minuti causa contrazioni: sempre non dolorose ma abbastanza intense.
Notando che le contrazioni sono a intervalli estremamente regolari (primo indizio del travaglio in avvicinamento) vado a farmi la doccia, che non si sa mai…
Alle 7 le contrazioni sono sempre regolari, e sempre più dolorose. Ogni cinque minuti mi accascio alle prese con un forte mal di pancia e di schiena.
Alle 7 e mezza decidiamo che non si tratta di falso allarme e ci incamminiamo verso l’ospedale.

Arriviamo il ospedale alle 8 e io oramai lancio degli urli ogni 5 minuti.
Mi ricoverano e mio marito mi sta sempre vicino, un po’ nel pallone: non capisce bene cosa gli chiedano gli infermieri, non si ricorda la  mia data di nascita…

Io sono entrata oramai nella fase del travaglio vero e proprio.

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