Archive for marzo 2016

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spring

30 marzo 2016

Non cercare la primavera fuori

non cercarla nei fiori, nei boccioli, nell’aria profumata

non cercarla nella gente, negli altri

non cercarla.

La primavera cercala dentro di te. La tua rinascita, la tua fioritura deve partire da te.

sii tu stesso la tua primavera!

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Ricorrenze tristi: istruzioni per l’uso.

25 marzo 2016

Il primo anniversario della morte di mamma mi colse alla sprovvista.
Con spavalderia avevo deciso che sarebbe stato un giorno come un altro: la mia razionalità mi imponeva di pensare che era una semplice convenzione, una data capitata per caso.
Non è che perchè oggi è passato un anno sul calendario, lei mi manca di più di ieri o di domani, mi dicevo.
Ma niente: il cuore ragiona in un altro modo. E nonostante il mio impegno a non dare importanza a quella data, non riuscivo a smettere di piangere.

L’anno dopo mi organizzai per tempo: il 25 marzo lampeggiava sul calendario, lo sentivo arrivare, lo avevo soprannominato “il mio giorno brutto”. Organizzai una uscita al mattino, poi il pomeriggio sarei andata da mio padre, mio marito ci avrebbe raggiunti, saremmo andati a messa e poi a cena fuori.
Mio figlio però ci si mise d’impegno per mandare all’aria la giornata e farmi distrarre a modo suo: aveva un anno e mezzo, ero incinta della sorellina, e lui pensò bene di farsi venire le convulsioni febbrili: così la gita dal nonno venne sostituita con una gita al pronto soccorso.

Gli anni successivi ho sempre cercato di organizzarmi con largo anticipo “il mio giorno brutto”: più ero impegnata, meno momenti avevo liberi per farmi cogliere di sorpresa dalla malinconia.
Di anno in anno ho imparato ad affrontare il giorno brutto e le cose sono andate lentamente migliorando.

Oggi sono otto anni che mia mamma non c’è più e confesso che fino a ieri pomeriggio ho pensato a come impegnare la giornata. Dall’inizio della settimana diversi programmi si sono alternati nella mia mente fino a che ieri sera non ho detto BASTA.
Sono stufa di affannarmi a riempire il mio giorno brutto. Voglio cominciare a viverlo come una giornata come le altre. Non voglio più impedire alla malinconia di arrivare a farmi compagnia: oramai è diventata una malinconia leggera e dolce. E soffocare i sentimenti è comunque sbagliato.

Fammi compagnia, ovunque tu sia.

8 anni

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Una casa a modo mio

17 marzo 2016

Un bel giorno Polepole bussò al mio blog domandandomi se volevo collaborare a un suo nuovo progetto: si trattava di un luogo dove parlare di case, di abitare.

Volevo raccontare qualcosa di me, della mia casa, del mio concetto di abitare?

Ma certo, le ho risposto!

Il mio blog è nato in un momento di transizione della mia vita: passavo (forzatamente) da un mondo in bianco e nero degli studi scientifici e il lavoro da ingegnere a una vita più libera e creativa. Inoltre era nato il primogenito e avevo perso mia madre… tutti elementi che segnano profondamente una vita.
Il trasferimento in campagna qualche anno dopo è stato un altro momento di transizione: non ci siamo limitati a comprare una casa diversa da quella in cui abitavamo, ma abbiamo scelto accuratamente il terreno dove costruirla, la abbiamo disegnata, la abbiamo seguita nella costruzione, il tutto in un contesto di nuovo stile di vita.

Questo è ciò che vi racconterò nello spazietto che le ragazze di Una Casa a Modo Mio mi hanno riservato nel loro blog.

fotomia

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Lotto marzo

8 marzo 2016

Chi lo ama, chi lo odia.
Chi esce a fare baldoria, chi sentenzia contro il consumismo e le degenerazioni.
Chi rifiuta la mimosa, chi si offende se non la riceve.
Chi fa gli auguri, chi studia le origini della ricorrenza.

Indipendentemente da come la pensate sull’8 marzo, ecco una minuscola selezione di Grandi Donne.

Le Donne che lottano contro le discriminazioni, contro le violenze, i femminicidi, il maschilismo imperante.
Donne che combattono per eliminare l’infibulazione dalla faccia della terra.
Donne che scrivono e informano e in questo modo lottano contro la mafia.
Donne che vogliono la verità.
Donne che studiano, si affermano, sgomitano per ottenere ruoli solitamente destinati agli uomini.
Donne impegnate, che combattono rivendicando i diritti delle donne.
Donne creative, donne scienziate, donne astronaute, astrofisiche, politiche, attrici ma di quelle attrici che usano la propria fama per dar voce a chi non ce l’ha.

(qui sopra nell’ordine: Waris Dirie, Aung San Suu Kyi, Emma Watson, Margherita Hack, Marie Curie, Patrizia Moretti, Rita Levi Montalcini, Samantha Cristoforetti)

E non dimentichiamo le donne che hanno lottato affinchè noi oggi potessimo dare per scontato il diritto di voto.

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La Casalinga è un Monaco Buddista ma non lo sa

4 marzo 2016

Mi sono ritrovata a  leggere qualcosa sul buddismo e lo zen.
Sai quelle letture a catena, dove una tira l’altra? Un libro ne cita un altro, più di un libro affrontano lo steso argomento e questa reazione a catena ti fa fare scoperte inpensate.

Premetto che sono completamente ignorante in materia di buddismo quindi ciò che scrivo potrebbe essere inaffidabile.

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I buddisti si suddividono in laici e monaci: i laici sono coloro che lavorano e provvedono al sostentamento dei monaci. I monaci buddisti vivono nei monasteri, senza svolgere alcuna attività lavorativa remunerativa, vivono di elemosina e hanno la giornata scandita in modo preciso tra le varie attività da svolgere nel monastero.

La giornata di un monaco si può suddividere, semplificando, nelle seguenti attività:
– sveglia all’alba
– meditazione
– pulizia del monastero
– preparazione e consumazione del pranzo
– riposo
– studio o altre faccende all’interno del monastero
– meditazione
– preparazione e consumazione della cena
– coricarsi

Ciascuna di queste attività è svolta con la totale consapevolezza e immersione nel momento presente. Lo spazzare un pavimento non è vista come una incombenza noiosa e ripetitiva ma quasi come un rituale. Non solo significa prendersi cura della propria casa, come del proprio corpo e del proprio spirito, ma è anche una occasione per apprezzare pienamente la semplicità del gesto e quindi della vita stessa.
Preparare un pasto è una pratica estremamente spirituale: osservando, maneggiando ogni ingrediente, concentrandosi sul profumo, sul colore, sul sapore, il momento del pasto diventa qualcosa si mistico.

Tutto ciò accade in oriente. In occidente, una casalinga che svolge una giornata scandita dalle faccende domestiche, con l’aggiunta della gestione dei figli e di altre commissioni, è vista come una persona non realizzata.
La casalinga è vista come una donna che non lavora e quindi non produce.
In oriente i laici venerano i monaci auspicando che essi raggiungano l’illuminazione.
In occidente spesso le casalinghe vengono sminuite perché non sono fonte di reddito.

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Allora lancio un appello.

Provate a guardare a una casalinga come a un monaco buddista. Essa è una venerabile figura che presiede alla cura della casa e della famiglia e prima lei arriverà a raggiungere l’illuminazione prima ne beneficeremo tutti.

E voi casalinghe: siete dei monaci buddisti e non lo sapete!
Abbiate consapevolezza del vostro ruolo. Siete più spirituali di quanto non crediate.
Quando vi trovate l’ennesima lavatrice da stendere, gli ennesimi piatti da lavare come ogni sera, provate a vivere queste esperienze con la pienezza che la vostra buddità intrinseca vi suggerisce.

Quando spolverate, non state facendo una attività noiosa e ripetitiva; vi state prendendo cura del vostro monastero.

Non state facendo le faccende domestiche: state facendo pratica zen. Eseguite azioni quotidiane, semplici, che racchiudono la via verso l’illuminazione. Si racconta che un discepolo del Buddha raggiunse l’illuminazione proprio mentre spazzava un pavimento!

Debelliamo dal nostro vocabolario l’espressione “casalinga frustrata” e sosituiamola con “venerabile casalinga“.

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Vi consiglio la lettura di “Manuale di pulizie di un monaco buddhista – spazziamo via la polvere e le nubi dell’anima

E per imparare la pratica buddista con un sorriso “Come diventare un Buddha in cinque settimane” di Giulio Cesare Giacobbe.

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L’arte del mattoncino

3 marzo 2016

Siamo andati, marito bimbi ed io, a vedere la mostra di Nathan Sawaya a Roma, The art of the Brick, ovvero la mostra delle sculture realizzate con i lego.

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Devo dire che tra i quattro io e il primogenito eravamo i più entusiasti: lui correva da una parte all’altra dicendo “guarda questa! e guarda questa!!” mentre io mi soffermavo di più davanti ciascuna opera. Fosse stato per lui avremmo finito il giro in 3 minuti tanto era il suo entusiasmo.

La mostra mi è piaciuta un sacco, non solo per le opere stesse, davvero ben fatte e originali, ma anche per il concetto che l’intera esposizione esprime. L’artista era un affermato avvocato non soddisfatto della propria vita lavorativa, che ha lasciato per dedicarsi a ciò che lo faceva stare bene: giocare con i Lego!
Ha abbandonato una carriera universalmente riconosciuta come realizzata e di successo per mettere al primo posto la propria serenità. Ha trasformato il gioco in arte.

Ci sono le riproduzioni bidimensionali di quadri famosi, usando i mattoncini come mosaici, messi in verticale in modo che l’immagine sia ottenuta tramite l’alternanza dei colori della parte piatta e liscia.

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Ci sono le riproduzioni tridimensionali di quadri famosi, come l’Urlo di Munch, dove l’immagine ha una maggiore profondità.

Ci sono le riproduzioni di statue e monumenti, dove è quasi palpabile la pazienza e il lavoro dietro alla sistemazione di migliaia di mattoncini (per il Partenone ad esempio ne sono stati usati quasi 18 mila)

E poi ci sono le sculture ideate dall’artista, dove esprime sè stesso.
Grandi figure umane che si tolgono la faccia come una maschera, una persona con le braccia in alto che si trasformano in una scala sulla quale lui stesso sta salendo (” A volte quando stai cercando di fare un passo avanti, non c’è bisogno di guardare oltre te stesso: siamo tutti molto più capaci di quanto pensiamo“)

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C’è la persona trattenuta da mani: “Qualunque siano i tuoi desideri nascosti, ci saranno sempre delle mani pronte per riportarti indietro. La sfida della vita è nel ritrovare la forza di fuggire da quelle catene.”

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L’intera mostra è un inno alla creatività, alla individualità, al non conformarsi, all’esprimere sempre e comunque ciò che si ha dentro.

è un inno al nostro bambino interiore.

Un inno alla semplicità: così come in piccoli mattoncini di plastica, con i quali abbiamo giocato tutti da piccoli, possono nascondersi opere d’arte, allo stesso modo nelle più semplici cose della nostra vita quotidiana si possono nascondere meraviglie. Sta a noi vederle, scovarle, apprezzarle e tirarle fuori.

e per non dimenticarmelo, ho acquistato la tazza con il motto di Sawaya: L’arte non è un optional, è necessaria perchè rende felici le persone. è necessario farla, l’arte, se si vuole esprimere la propria creatività, ed è necessario visitarla, regalandoci momenti di svago.

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