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Racconto del parto: la fase espulsiva

27 gennaio 2009

E così andiamo in sala parto.
Nell’ospedale dove ho partorito si segue una specifica teoria sul travaglio, sul parto e sulla degenza: tutto avviene nella maggiore naturalezza e minore medicalizzazione possibile.
La partoriente viene lasciata libera di muoversi durante il travaglio, viene lasciata insieme al bambino 24 ore su 24, si favorisce l’allattamento al seno…

La sala parto è organizzata secondo questa filosofia: ha le luci soffuse e una musica bassa, c’è la vasca da una parte e il lettino, che non è un vero e proprio lettino dove stare sdraiate ma più una poltrona un po’ reclinata.
Se la partoriente vuole può rimanere in piedi o accucciarsi, può scegliere lei la posizione in cui si trova meglio. Essendo il parto un evento naturale, si pensa che la donna istintivamente sa come deve mettersi e viene assecondata.

Io ho provato a stare in piedi, ma le fitte erano insopportabili così mi sono seduta sulla poltroncina.

Mio marito era lì con me: quando ne parlavamo non era entusiasta all’idea di assistere al parto e io gli lasciavo carta bianca “Se vuoi vieni sennò no.”
In quel momento è venuto tutto spontaneo, mi ha accompagnata dall’inizio alla fine senza che io gli dicessi nulla.
Stava alla mia destra, e mi diceva “Sei bravissima“.

Appena sistematami sulla poltroncina c’era l’anestesista: ricordate che nel delirio avevo chiesto di farmi l’epidurale?
Ma una volta lì ho chiesto all’ostetrica “Quanto manca?” e lei “Mah, un’oretta, e il peggio è passato” alchè ho risposto “Un’ora? Capirai!! Sono quattro ore che soffro mò l’epidurale non la voglio più
E sono contenta di non averla fatta perchè la fase finale è meno dolorosa del travaglio.
Ogni contrazione la convogli nella spinta e partecipi attivamente, non rimani lì passiva in balia dei dolori come avviene nel travaglio.
Ero stanca morta, è come fare mille serie di addominali dopo aver scalato l’Everest.

E per rendere più divertente il tutto, il mio piccolino voleva uscire sì di testa, ma con la manina attaccata alla fronte.
C’è stato un attimo in cui ho visto il ginecologo guardare l’ostetrica scuotendo la testa.
Un consiglio ai ginecologi: non lo fate!

E così mi sono beccata pure l’episiotomia. Per i non addetti ai lavori, trattasi di piccola incisione.

Insomma, spingevo di qua, spingevo di là, vedevo tutti puntini luminosi tanto era lo sforzo, e non bastava! Tant’è che ginecologo e ostetrica si sono messi di traverso sulla mia pancia col gomito per favorire la fuoriuscita del piccolo rospo.

Alle ore 00.32 è nato.
Me lo hanno subito poggiato sulla pancia e io lo osservavo incredula: un ranocchio tutto grigio… eh si, appena nato non aveva un bel colorito. 🙂
Poi lo hanno dato in braccio al papà, che tutto emozionato se lo coccolava.
E il cucciolo se ne stava lì tranquillo, non un pianto, e con gli occhietti da subito aperti a osservarsi in giro.

Per quanto riguardava me, con la nascita del ranocchio non avevo mica finito: altre spinte e altre contrazioni per far uscire la placenta, poi i punti (ahia, li ho sentiti uno per uno), poi l’ostetrica che mi schiacciava la pancia per pulire l’utero… e ogni volta mi dicevano Abbiamo finito abbiamo finito, e ogni volta non avevamo finito.

Ma poi finalmente abbiamo finito sul serio. Non so come mi sono alzata dal lettino e mi sono sdraiata nel mio letto e mi hanno subito messo di fianco il bimbo. Poi ci hanno parcheggiato tutti e tre fuori dalla sala parto per un po’ prima di riportarmi in camera.

E così ce ne siamo stati lì per un po’, mio marito ed io a osservare il piccolo frutto del nostro amore, sempre lì che si guardava intorno.
Mio marito ha tirato fuori dalla tasca la macchinetta fotografica e ha fatto i primissimi video, così abbiamo la testimonianza dei primi attimi di vita del nostro cucciolo.

Poi io mi sono sollevata la camicia da notte e ho scoperto un seno, avvicinandolo al bimbo: incredibile… proprio come se sapesse esattamente cosa fare ha aperto la boccuccia e ZAC! Ho sentito che si attaccava a ciucciare. Ovviamente non c’era ancora molto da ciucciare, il seno all’inizio produce una sostanza chiamata colostro, che non è ancora latte vero e proprio ma è comunque una sostanza importante per il bambino, ricca di nutrimento e anticorpi.

Trascorso un po’ di tempo parcheggiati fuori dalla sala parto, le ostetriche hanno deciso che era il momento di riportarmi in camera.
Mio marito è dovuto andare via e il piccolo lo hanno preso le ostetriche per fargli un po’ di controlli.
E così sono rimasta sola, ancora incredula e sfinita: ma non ho chiuso occhio finchè non mi hanno riportato il piccolo.

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6 commenti

  1. ….e così ho letto tutti i post che hai scritto in questa pagina-blog. Ovviamente essendo mamma da 8 mesi, ho ripercorso con te i momenti del parto: tavaglio e quant’altro. E’ proprio vero che ciascuno è diverso e che si vivono quei momeni in maniera personalissima.
    però sono altrettanto sicura che i dolori, quelli non li ricordiamo esattamente, altrimenti sarebbe un macello!
    Complimenti, e dimmi poi se non sei anche tu contenta di “essere donna”. Un’esperienza come quella della maternità…cos’altro la potrebbe eguagliare?? Un abbraccio.


  2. Si, contentissima di essere donna e di essere mamma!
    🙂


  3. Un racconto veramente molto bello… eh sì, sono contenta di essere donna per avere la possibilità di vivere un’esperienza così totalizzante. Grazie per aver condiviso un’esperienza così intima con la blogosfera


  4. Grazie a te 🙂


  5. beh l’episiotomia te l’hanno praticata per tua salvaguardia. Altrimenti nella fase espulsiva ti saresti lacerata spontaneamente e ci sarebbe stato bisogno di più punti di sutura 😉
    Sei stata brava scimmietta, io personalmente darei una medaglia al valore a quelle donne che hanno travagli lunghi e dolorosi. Io non ho avuto il travaglio, sono passata dal benessere più completo alla sala parto e anche il parto in tutto non è durato che una manciata di minuti. Non che sia stato una passeggiata ma sicuramente uno zucchero rispetto a tante altre donne.
    Mi dissero che vengono detti “parti precipitosi” e che al di la dell’aspetto sicuramente positivo della velocità e quindi del limitato dolore, hanno insita una bella dose di rischi anche gravi. Fortunatamente è andato tutto bene per entrambi i figli, anzi il secondo ha avuto ancora più fretta.
    Unica nota dolente è stata che il travaglio l’ho avuto dopo, quando credevo fosse tutto finito. L’utero ha iniziato a contrarsi fortemente e ho avuto dolori per i due giorni successivi. Non si può avere tutto dalla vita 😉


  6. Anche la mia seconda compagna di stanza ebbe un travaglio poco doloroso, ma dopo il parto dei forti dolori: infatti dopo ci diedero una pillolina che favoriva la contrazione dell’utero. E anche attaccare il bimbo al seno favorisce queste contrazioni, che servono a far tornare l’utero alle dimensioni normali.

    Sono certamente contenta x l’episiotomia: che poi mi hanno messo i punti talmente bene che sono guariti in fretta e dopo i canonici 40 giorni ho ripreso … l’intimità col marito senza alcun dolore.
    😉



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