Archive for maggio 2010

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Mei-tai

25 maggio 2010

La cosa che mi preoccupava dell’avere due figli piccoli erano gli spostamenti: come si fa a uscire di casa con due creature? E da sola per giunta?
Finchè si esce in quattro c’è il marito che spinge un passeggino e io ne spingo un altro: ma da sola? Sempre due manine ho…
E per il marsupio, che ho usato tanto per il primogenito, è presto: lo si inizia a usare quando il bambino tiene la testa bene su.
E se spingo la piccola nel passeggino, non ho mani che mi avanzano per tenere il primogenito per mano.
Insomma, ero preoccupatissima.

Poi ho sentito parlare di questo coso: il mei-tai.
Mi è parso l’ideale: avrei potuto mettere la secondogenita li dentro, lei comoda e io con le mani libere.
E così me ne sono procurata uno (un’amica mi ha prestato il suo che non usa).
E oggi ho fatto il primo esperimento di uscita in 3, io e i due piccoli, in macchina.
E’ solo un pochetto più elaborato che uscire con uno, sembra di fare il sudoku, o il gioco del salvare capra e cavoli:
– mi metto il meiTai
– metto la piccola nel MeiTai
– carico il grande sul seggiolino auto
– scarico la piccola dal MeiTai e la metto nell’ovetto che ho preventivamente montato in macchina

E all’arrivo la procedura da ripetere al contrario.

Basta prenderci un po’ la mano e ho scoperto che è fattibile.

sonnecchiando nel mei-tai

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yawhn…..

11 maggio 2010

Le gioie di una neomamma: la bimba stanotte è stata particolarmente esigente.
Ha avuto fame spesso, e di questo sono felice perchè significa che così cresce: certo, svegliarsi ogni due ore invece che tre è un po’ più logorante ma il suo benessere prima di tutto.

E poi non ne voleva sapere di dormire nella sua culla: come me la poggiavo sul petto di calmava e abbiamo finito per dormire così, io a pancia sopra e lei su di me. Posizione adorabile… ma ti svegli un po’ anchilosata.

Morale della favola, tra poppate, ruttini, cambi di pannolino, coccole e quantaltro ho dormito in tutto 4 ore, in due rate da due ore ciascuna.

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Confronti

7 maggio 2010

Sono due giorni che sono a casa da sola con la piccola: marito e bimbo sono in quarantena dai nonni causa malattia super-contagiosa che gira al nido.
E mi sono accorta di quanto sia più semplice gestire un neonato rispetto a un bimbo quasi duenne.
Bella scoperta direte voi 🙂
Sarà poi che la nuova arrivata è brava e buona (devo fare gli scongiuri, che magari posto questa frase e lei mi inizia a urlare inconsolabile…) mangia e dorme e mi lascia fare altre cose nel frattempo: paradossalmente ho avuto più tempo a disposizione questi giorni rispetto a prima!

Il bello verrà quando mi ritroverò a casa da sola con i due nanerottoli, e allora stai appresso al più grande, alle sue esigenze e ai suoi capriccetti e contemporaneamente alla più piccola, che crescendo avrà sempre più bisogno di attenzioni pure lei.

Beh, come si dice: hai voluto la bicicletta? 😛

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E poi all’improvviso sei arrivata tu.

5 maggio 2010

Ebbene si, ho partorito.

La bimba ha pensato bene di nascere con 5 settimane di anticipo, alla tenera età di sette mesi e mezzo.

Il 23 aprile mi sveglio alle 4 per andare al bagno e mi accorgo di stare sanguinando, tanto.

Chiamo mio marito e gli dico “Amore, mi sa che dobbiamo andare”.

Lui arriva un po’ assonnato e mi chiede “Dove?”, alchè gli indico la pozza di sangue sul pavimento: lui sbianca e dice “Oh, cavolo” prima di scappare a prapararsi.

In dieci minuti siamo all’ospedale, dove cercano di visitarmi ma non ci riescono a causa dell’emorragia, così decidono di operare “Dobbiamo far nascere il bambino”.

Io ero stranamente tranquilla, anche perché in macchina l’avevo sentita muoversi e tanto mi bastava.

Mi portano in sala operatoria, mi fanno una rapida punturina alla schiena, mi fanno sdraiare e mi disinfettano la pancia. Io avevo solo un leggero formicolio a una gamba e pensavo “L’anestesia non ha ancora fatto effetto”.
E loro tagliano.

Non vi sto a spiegare la sensazione di sentirsi squartati.

Ho urlato “Fermi!” ma il dottore al quale stritolavo la mano mi ha spiegato che non potevano aspettare oltre né darmi farmaci che sarebbero arrivati alla bambina: mentre strillavo lui diceva “Ma così non si può… sta sentendo tutto…

Comunque in un rapidissimo ma interminabile minuto hanno tirato fuori la bimba dalla mia pancia, poi me l’hanno mostrata al volo prima che mi addormentassi (o svenissi per il dolore, non so).

Dopo una mezz’oretta ho ripreso conoscenza: non avevo la minima sensibilità né alle gambe né alla pancia: mi hanno portata fuori dalla sala operatoria, dove mi aspettava un marito preoccupato (aveva sentito tutto l’audio dell’operazione… poverino) ma emozionato (gli avevano messo un attimo in braccio la bimba prima di portarla in incubatrice).

E’ venuto il dottore a farmi l’anamnesi e a farmi firmare l’autorizzazione all’operazione che mi avevano appena fatto: mi ha detto “So che è un controsenso ma non avevamo proprio tempo prima: considerate che se tardavate mezzora non ero qui a parlare né con lei né con la bimba. La bimba se ne andava perché non le arrivava ossigeno, la mamma a causa dell’emorragia”.

Insomma, ci siamo fatte undici giorni di ospedale, i primi dei quali io li ho trascorsi a letto con dolori lancinanti (e non venitemi a dire che il cesareo è meglio del parto naturale…!) e la bimba nell’incubatrice: l’ho potuta vedere 3 giorni dopo che era nata.

Ma ora stiamo bene e siamo a casa: io mi sono rimessa in piedi e lei sta piano piano prendendo peso, mangiando da brava il latte dalla sua mamma.