Archive for febbraio 2009

h1

Smetto di allattare

27 febbraio 2009

Ho allattato il mio pupo al seno per i primi 5 mesi: poi, vedendo che durante il quinto mese non era cresciuto molto, il pediatra ci ha fatto inserire il brodo vegetale e la frutta.
Poi siamo passati al passato di verdura con un pezzetto di carne, o di pesce, e il formaggino, e il parmigiano, e la frutta frullata…

Allattavo il piccolo oramai solo la mattina, per colazione, e la sera per farlo addormentare.

Negli ultimi giorni però si addormenta da solo, senza bisogno della tetta, e la mattina non mi sembra che faccia una abbondante colazione.

E così passo al latte di mucca: non vi scandalizzate, io il latte artificiale non glielo voglio dare.

dsc04871Ho realizzato dunque che, dopo ben 8 mesi, smetto di allattare.
E senza traumi nè dispiaceri…
Avevo sentito di donne che al momento di smettere di allattare erano tristi, ma io non lo sono minimamente.
Sono contenta che il bimbo stia crescendo e che gli servano alimenti belli nutrienti.
Sono contenta di aver dato il mio latte al piccolo per ben 8 mesi: tutti anticorpi e sostanze nutritive.
Nessun dispiacere ma la contentezza che si fanno tanti piccoli passi avanti.

Annunci
h1

Senza parole.

27 febbraio 2009

Sul sito di Repubblica di oggi… l’ennesima gaffe del nostro (sigh!) presidente del consiglio.
Non pago della interminabile lista di figuracce collezionate negli ultimi anni, si impegna sempre a implementare tale lista.

E così ha pensato bene di far notare al premier francese che sua moglie è made in italy: “Io ti ho dato la tua donna“.

…. senza parole.

h1

Into the wild

26 febbraio 2009

Ieri sera (sky santo subito) mi sono vista un bel filmone: into the wild.

M’è piaciuto un sacco.

E’ la storia del viaggio di un ragazzo 23enne che dopo il diploma abbandona tutto, genitori, casa, auto senza dir niente a nessuno, per allontanarsi dalle restrizioni e imposizioni di una società che lui non condivide.
Parte senza un soldo per vivere alla giornata e all’avventura.
Insegue il suo sogno di raggiungere l’Alaska e camminare nelle terre selvagge, vivendo di ciò che la natura gli può offrire.

E’ la storia di un viaggio, che come tutti i viaggi è anche interiore oltre che esteriore. Ed  è la storia degli incontri che il ragazzo fa durante la sua esperienza: incontri che lasceranno qualcosa di magico in ciascuna delle persone coinvolte.

La carriera è una invenzione della società moderna: io non ci tengo ad averne una” ribatte il ragazzo a un signore che gli chiede perchè perda tempo così, perchè non si cerca un lavoro.
Beh, io condivido in pieno questa affermazione: non a caso ho fatto una scelta particolare, quella di lasciare momentaneamente il lavoro per dedicarmi al meraviglioso viaggio della crescita di mio figlio, mentre la società vuole che una donna si sente principalmente realizzata dalla crescita lavorativa.

Ma davvero pensi che la felicità stia solo nei rapporti con le altre persone? Dio ha messo la felicità ovunque…”
Altra bella affermazione, anche se il giovane la  porta al suo massimo estremo: la totale solitudine.
Non condivido la vita da eremita, che anche lui poi alla fine capisce non essere la soluzione “La vera felicità è condivisa” dice.
Ma è anche vero che la vera felicità non è proporzionale al numero di amici che crediamo di avere.

Queste sono le due frasi che mi sono rimaste più  impresse: la tentazione di riguardarmelo è forte.

PS: il film è basato sulla vera storia di Christopher McCandless.

h1

Dipinti a mano

24 febbraio 2009

Signore e signori, vi presento le mie ultime creazioni.
Modello numero uno: portariviste di legno dipinto a mano, su richiesta, con casa della quale è stata fornita foto dal committente.

sp_a1152

 

Modello numero due: scatolina personalizzata con nome del destinatario.

sp_a1157

h1

Cena di carnevale

23 febbraio 2009

Su sky a una certa ora e su un certo canale (il 118 mi pare…) c’è una trasmissione che si chiama Cortesie per gli ospiti, dove tre “vips” (un cuoco, una arredatrice e un altro tizio) vanno ospiti a casa di persone che organizzano cene a tema.
Dopo un paio di puntate m’è venuta l’idea che sarebbe stato carino organizzare anche io una cena a tema: il tempo ce l’ho, non lavorando.
E poi ho pensato: uè, ma è carnevale! Più tema di così!!

E così ho invitato un po’ di amici a una cena di carnevale sabato sera.

Per noi ho fatto dei costumi molto semplici, fatti in casa.
Per il pupo ho riciclato un orribile accappatoio che gli era stato regalato, mai usato perchè pesantissimo, con una testona di leone in cima. L’ho ritagliato in modo che venisse un cappelletto con le orecchie, tipo cagnolino.
Al maritino ho appeso un cartello sulla schiena con su la tabella del sudoku e una penna al collo.
Io mi sono vestita tutta di verde e sul maglione ho appiccicato dei fiori e due coccinelle che ho disegnato e ritagliato: ero vestita da prato.

I nostri ospiti si sono presentati così abbigliati: una fanciulla vesita elegante con una bella maschera tipo veneziana, il suo ragazzo con cappello con le corna e mantello nero con interno rosso, da diavolo, una fanciulla e il suo ragazzo vestiti da bebè. La cosa divertente è che questo ragazzo è un muratore alto due metri e grosso come un armadio.

Ho addobbato la tavola con oggetti tipici carnevaleschi:

dsc05910-copia

h1

Eppur si muove!

18 febbraio 2009

Oramai è ufficiale: il pupo gattona!

Fa tutto da solo: si gira e si rigira, si mette su sulle ginocchia e poi porta avanti una mano e alterna il ginocchio opposto… e fa due tre passetti per poi cascare sulla pancia e ricominciare da capo.
E con questa andatura ancora un po’ traballante… fa i chilometri!

Ci mette un attimo a uscire dal tappeto che ha nel centro di camera sua e ieri sera me lo sono trovato sulla soglia della porta. 🙂

Non vi dico noi genitori come siamo tutti orgogliosi heehe…

h1

Malinconia

13 febbraio 2009

Ieri sono andata da mio padre a riportargli una cosa che aveva lasciato a casa mia.
Ho pranzato da lui e poi il pomeriggio siamo andati a spasso.

Faccio una fatica tremenda ad andare in quella casa.
L’assenza di mamma è tangibile.
Ogni cosa mi parla di lei.
La poltrona dove sedeva a ricamare.
Il suo lato di letto.
I fornelli davanti i quali stava.
Camera che era mia: quell’armadio davanti il quale stava con delle cose in mano, ansiosa di consegnarmele, con le lacrime agli occhi mentre mi diceva “Io non ci arrivo a giugno…” ovvero alla nascita di mio figlio.
E così fu.
E’ terribilmente doloroso.