Archive for the ‘Libri’ Category

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Angelica

3 agosto 2016

Lei è Angelica, la protagonista del mio racconto “Il Gatto della Strega“.

angelica cucina _

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Il Gatto della Strega, nonostante tutto.

15 luglio 2016

In giornate come questa si ha il cuore pesante.
Notizie terribili giungono ogni giorno da tutto il mondo.
Ogni mattina ci svegliamo e abbiamo timore di leggere gli ultimi avvenimenti.

Sono stata in dubbio se pubblicare questo post oggi, quando la nostra attenzione è ancora diretta in Puglia, a Dacca, a Nizza…

Ma poi ho pensato, no.
Questa è la mia vita, queste sono le mie creazioni, non mi fermo.
Io dipingo, io scrivo, io leggo, io disegno.
Io ho paura, io sono triste, io ho le immagini degli attentati attaccate con puntine da disegno in fondo agli occhi.

Questo è un racconto lungo, di fantasia, popolato da streghe, gatti parlanti, persone con poteri magici, una popolazione in esilio con un nemico da combattere.
Il Gatto della Strega, ve lo presento oggi, nonostante tutto.

Il Gatto della Strega_

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Il mio primo timido tentativo di self-publishing

9 giugno 2016

Il Popolo dei Sottalletto giace in una cartella del mio computer da anni oramai, e una copia sola è stata stampata a casa e rilegata alla bell’e meglio per il suo unico lettore: mio figlio.

Oltre a questo breve libricino ce ne è un altro, che giace in un’altra cartella nel medesimo computer, che aspetta una sistemata finale e qualcuno che voglia leggerlo.

Ho spesso pensato che avrei potuto provare a pubblicarli on-line e provare a promuoverli, ma non sono mai riuscita ad andare oltre alla fantasia.

Ora però qualcosa è cambiato: ho collaborato alla realizzazione del giornalino della scuola e ho proposto, per fare fondo cassa, di provare a venderlo su Amazon come ebook. In fondo è un giornalino carino che parla non solo della scuola ma anche del paese in cui viviamo, magari qualcuno potrebbe essere interessato a contribuire al sostentamento di una piccola scuola acquistandone una copia.

Pubblicare quindi il Popolo dei Sottalletto poteva essere un esperimento per vedere il funzionamento dei programmi di conversione del file in epub (ovvero la trasformazione in ebook) e del sistema di pubblicazione.

Ecco dunque i due piccioni con una fava!

intanto ecco qui il Popolo dei Sottalletto, versione kindle:

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è una breve storia illustrata dedicata ai bambini un po’ disordinati e alle loro mamme, quelle che non hanno l’ordine tra le loro priorità.
Per sentirci tutte più umane, e meno in colpa quando osserviamo sconsolate la stanza dei nostri figli in perenne stato di disordine…

 

 

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La Casalinga è un Monaco Buddista ma non lo sa

4 marzo 2016

Mi sono ritrovata a  leggere qualcosa sul buddismo e lo zen.
Sai quelle letture a catena, dove una tira l’altra? Un libro ne cita un altro, più di un libro affrontano lo steso argomento e questa reazione a catena ti fa fare scoperte inpensate.

Premetto che sono completamente ignorante in materia di buddismo quindi ciò che scrivo potrebbe essere inaffidabile.

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I buddisti si suddividono in laici e monaci: i laici sono coloro che lavorano e provvedono al sostentamento dei monaci. I monaci buddisti vivono nei monasteri, senza svolgere alcuna attività lavorativa remunerativa, vivono di elemosina e hanno la giornata scandita in modo preciso tra le varie attività da svolgere nel monastero.

La giornata di un monaco si può suddividere, semplificando, nelle seguenti attività:
– sveglia all’alba
– meditazione
– pulizia del monastero
– preparazione e consumazione del pranzo
– riposo
– studio o altre faccende all’interno del monastero
– meditazione
– preparazione e consumazione della cena
– coricarsi

Ciascuna di queste attività è svolta con la totale consapevolezza e immersione nel momento presente. Lo spazzare un pavimento non è vista come una incombenza noiosa e ripetitiva ma quasi come un rituale. Non solo significa prendersi cura della propria casa, come del proprio corpo e del proprio spirito, ma è anche una occasione per apprezzare pienamente la semplicità del gesto e quindi della vita stessa.
Preparare un pasto è una pratica estremamente spirituale: osservando, maneggiando ogni ingrediente, concentrandosi sul profumo, sul colore, sul sapore, il momento del pasto diventa qualcosa si mistico.

Tutto ciò accade in oriente. In occidente, una casalinga che svolge una giornata scandita dalle faccende domestiche, con l’aggiunta della gestione dei figli e di altre commissioni, è vista come una persona non realizzata.
La casalinga è vista come una donna che non lavora e quindi non produce.
In oriente i laici venerano i monaci auspicando che essi raggiungano l’illuminazione.
In occidente spesso le casalinghe vengono sminuite perché non sono fonte di reddito.

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Allora lancio un appello.

Provate a guardare a una casalinga come a un monaco buddista. Essa è una venerabile figura che presiede alla cura della casa e della famiglia e prima lei arriverà a raggiungere l’illuminazione prima ne beneficeremo tutti.

E voi casalinghe: siete dei monaci buddisti e non lo sapete!
Abbiate consapevolezza del vostro ruolo. Siete più spirituali di quanto non crediate.
Quando vi trovate l’ennesima lavatrice da stendere, gli ennesimi piatti da lavare come ogni sera, provate a vivere queste esperienze con la pienezza che la vostra buddità intrinseca vi suggerisce.

Quando spolverate, non state facendo una attività noiosa e ripetitiva; vi state prendendo cura del vostro monastero.

Non state facendo le faccende domestiche: state facendo pratica zen. Eseguite azioni quotidiane, semplici, che racchiudono la via verso l’illuminazione. Si racconta che un discepolo del Buddha raggiunse l’illuminazione proprio mentre spazzava un pavimento!

Debelliamo dal nostro vocabolario l’espressione “casalinga frustrata” e sosituiamola con “venerabile casalinga“.

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Vi consiglio la lettura di “Manuale di pulizie di un monaco buddhista – spazziamo via la polvere e le nubi dell’anima

E per imparare la pratica buddista con un sorriso “Come diventare un Buddha in cinque settimane” di Giulio Cesare Giacobbe.

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Aiuto, mio figlio si arrabbia!

12 febbraio 2016

E’ stato un anno faticoso il 2015, le crisi della secondogenita hanno scombussolato un po’ tutti in famiglia e altri pensieri e situazioni ci hanno messo in crisi.

Il cambiamento più evidente lo abbiamo notato nel primogenito, che ultimamente ha scatti di rabbia a scuola mentre a casa è più tranquillo.
Nel tentativo di studiare il problema penso, rifletto, parlo, leggo… e mi sono imbattuta in questo libro: “Lascia che si arrabbi, capire e affrontare la rabbia di tuo figlio dai 2 ai 13 anni” di Francesca Broccoli.

lascia che si arrabbi

L’ho trovato ricco di interessanti spunti di riflessione:

  • la rabbia è una delle emozioni primarie e primordiali che portiamo con noi dall’inizio dei tempi perchè insieme alla gioia e la paura sono state indispensabili per la nostra evoluzione
  • essendo una emozione (dal latino ex-movere, portare fuori) serve a lanciare un messaggio che va decodificato
  • considerando che durante un attacco di rabbia il cervello del bambino non lavora normalmente a causa della sovra-tensione che sta subendo, sono molto utili gesti che portino ad aumentare i livelli di serotonina, quindi abbracci e coccole
  • la rabbia può assumere diverse forme: scenate eclatanti quando il bambino si sente libero di esprimerla, comportamenti apparentemente più tranquilli quando in famiglia la rabbia è vissuta come un tabù, qualcosa di negativo da nascondere: è utile che i genitori riflettano sul modo in cui viene vissuta la rabbia nella famiglia e come lo era nelle loro famiglie di origine
  • quando la rabbia si manifesta tra fratelli è fisiologica e quindi benigna: il rapporto fraterno è la prima palestra in cui i bambini esercitano la vita sociale e imparano a dialogare con i coetanei
  • i bambini devono imparare, con l’aiuto degli adulti, a regolare le proprie emozioni, a esprimere la rabbia in modo non distruttivo ma costruttivo
  • dietro la rabbia c’è sempre un messaggio che il bambino ancora non ha imparato a esprimere a parole
  • quando un bambino si arrabbia vanno evitati sistemi di premi/punizioni, alzare la voce per sovrastare la sua: l’unico strumento è il dialogo, aiutare il bambino a esprimere ciò che sta provando e dopo, passata la tempesta, aiutarlo ad analizzare ciò che è successo
  • quando un bambino è arrabbiato può avere difficoltà nello studio ma non per carenze cognitive bensì perchè tutte le sue energie sono impegnate nel grande lavoro che sta compiendo sul piano emotivo
  • la rabbia del bambino va affrontata in modo rispettoso e fruttoso, deve diventare momento e occasione di dialogo
  • non chiedetegli di calmarsi: in quel momento non è che non vogliono, ma proprio non sono in grado di farlo. Anche loro sono vittima delle nostre stesse sensazioni, spaventati, affaticati, confusi

“Ciò che dobbiamo sperare è di rendere la rabbia un fuoco che cucina anziché un fuoco che brucia.”   Clarissa Pinkola Estes

“la rabbia non è solo inevitabile, è necessaria. La sua assenza indica indifferenza, la più disastrosa delle mancanze umane”  Arthur Ponsonby

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Mindfulness quando meno te l’aspetti

8 febbraio 2016

Pomeriggio in piscina.
No, non nel senso che sono nella vasca a nuotare, bensì sono seduta fuori sul divano delle mamme che aspettano i pargoli.
Leggo un divertentissimo Ragazze mancine di Stefania Bertola, acquistato in offerta lampo kindle qualche giorno fa.

ragazze mancine

A un certo punto sollevo un attimo lo sguardo dal mio ebook reader e mi ritrovo in un momento di mindfulness.la via dell'artista
Mi viene in mente uno dei consigli di Julia Cameron nel suo La via dell’artista: l’astinenza dalla lettura. La lettura è un ottimo sistema per trascorrere il tempo quando ci annoiamo. Ma astenersi dalla lettura proprio in questi momenti stimola la creatività.

 

La lettura distrae dal qui e ora, immerge in un altro mondo, altri pensieri, guidati dalle parole e dalle pagine che leggiamo. Ma posando un momento il libro e alzando gli occhi ci accorgiamo che c’è il mondo intorno a noi.

Studio con curiosità il variegato mondo della mamme che aspettano. La maggior parte di loro ha lo sguardo fisso sullo schermo del cellulare: dita che scorrono, cliccano, zoomano, digitano, inviano segnali digitali in un mondo virtuale.
Pur incontrandosi due volte a settimana nello stesso posto alla stessa ora, non sentono l’esigenza di scambiare qualche parola tra loro.

Questo comportamento mi colpisce ancora di più quando coinvolge tutta la famiglia: mamma e figlia/figlio, ciascuno con il proprio smartphone, nessun contatto, nessuna comunicazione.

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Più lontano, come in un altro emisfero, un gruppetto di donne intente in una vera e propria conversazione vecchio stile. Sedute in cerchio intorno a un tavolino, si guardano negli occhi, ascoltano una la voce dell’altra, ridono una alle parole dell’altra.
Avranno i cellulari scarichi?
No, so che è il loro modo di essere perchè ogni settimana vedo le stesse facce chine sui cellulari e le stesse facce intorno ai tavoli.

Mamme che parlano, mamme che ascoltano, mamme che digitano, mamme che sbadigliano, mamme che sorseggiano un caffè.
E poi ci sono io, che le guardo, tiro fuori un quadernetto che ho sempre con me, e comincio ad annotare pensieri sparsi.

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un Angelo e un Demone

11 gennaio 2016

Sto leggendo “Manuale del guerriero della luce” di Paolo Coelho.
è tutto una sottolineatura.
Ad esempio questa frase:

In ciascuno di noi esistono un angelo e un demonio, e le loro voci sono molto simili

Vi è mai capitato di sentire una voce suadente, che vi consigliava di comportarvi in un certo modo, e voi l’avete seguita per poi accorgervi che in realtà non era la cosa giusta da fare?
O di sentirne una diabolica, che vi consiglia di compiere una follia, che la vostra parte razionale vi mette in guardia dal seguire, e poi magari invece era proprio ciò che avreste dovuto fare?
Ok, questa mi è uscita ingarbugliata… ma mi ha colpito la verità di questa frase: a volte attribuiamo un pensiero alla parte angelica di noi quando invece a parlare era quella diabolica e viceversa. Sviluppando la consapevolezza potremo imparare a distinguere queste due voci che sono così simili.

angelo e demonio