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La Casalinga è un Monaco Buddista ma non lo sa

4 marzo 2016

Mi sono ritrovata a  leggere qualcosa sul buddismo e lo zen.
Sai quelle letture a catena, dove una tira l’altra? Un libro ne cita un altro, più di un libro affrontano lo steso argomento e questa reazione a catena ti fa fare scoperte inpensate.

Premetto che sono completamente ignorante in materia di buddismo quindi ciò che scrivo potrebbe essere inaffidabile.

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I buddisti si suddividono in laici e monaci: i laici sono coloro che lavorano e provvedono al sostentamento dei monaci. I monaci buddisti vivono nei monasteri, senza svolgere alcuna attività lavorativa remunerativa, vivono di elemosina e hanno la giornata scandita in modo preciso tra le varie attività da svolgere nel monastero.

La giornata di un monaco si può suddividere, semplificando, nelle seguenti attività:
– sveglia all’alba
– meditazione
– pulizia del monastero
– preparazione e consumazione del pranzo
– riposo
– studio o altre faccende all’interno del monastero
– meditazione
– preparazione e consumazione della cena
– coricarsi

Ciascuna di queste attività è svolta con la totale consapevolezza e immersione nel momento presente. Lo spazzare un pavimento non è vista come una incombenza noiosa e ripetitiva ma quasi come un rituale. Non solo significa prendersi cura della propria casa, come del proprio corpo e del proprio spirito, ma è anche una occasione per apprezzare pienamente la semplicità del gesto e quindi della vita stessa.
Preparare un pasto è una pratica estremamente spirituale: osservando, maneggiando ogni ingrediente, concentrandosi sul profumo, sul colore, sul sapore, il momento del pasto diventa qualcosa si mistico.

Tutto ciò accade in oriente. In occidente, una casalinga che svolge una giornata scandita dalle faccende domestiche, con l’aggiunta della gestione dei figli e di altre commissioni, è vista come una persona non realizzata.
La casalinga è vista come una donna che non lavora e quindi non produce.
In oriente i laici venerano i monaci auspicando che essi raggiungano l’illuminazione.
In occidente spesso le casalinghe vengono sminuite perché non sono fonte di reddito.

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Allora lancio un appello.

Provate a guardare a una casalinga come a un monaco buddista. Essa è una venerabile figura che presiede alla cura della casa e della famiglia e prima lei arriverà a raggiungere l’illuminazione prima ne beneficeremo tutti.

E voi casalinghe: siete dei monaci buddisti e non lo sapete!
Abbiate consapevolezza del vostro ruolo. Siete più spirituali di quanto non crediate.
Quando vi trovate l’ennesima lavatrice da stendere, gli ennesimi piatti da lavare come ogni sera, provate a vivere queste esperienze con la pienezza che la vostra buddità intrinseca vi suggerisce.

Quando spolverate, non state facendo una attività noiosa e ripetitiva; vi state prendendo cura del vostro monastero.

Non state facendo le faccende domestiche: state facendo pratica zen. Eseguite azioni quotidiane, semplici, che racchiudono la via verso l’illuminazione. Si racconta che un discepolo del Buddha raggiunse l’illuminazione proprio mentre spazzava un pavimento!

Debelliamo dal nostro vocabolario l’espressione “casalinga frustrata” e sosituiamola con “venerabile casalinga“.

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Vi consiglio la lettura di “Manuale di pulizie di un monaco buddhista – spazziamo via la polvere e le nubi dell’anima

E per imparare la pratica buddista con un sorriso “Come diventare un Buddha in cinque settimane” di Giulio Cesare Giacobbe.

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7 commenti

  1. il ritmo della giornata e le incombenze sono assolutamente paragonabili, ma credo che farebbe bene a chiunque leggere i due libri che tu hai consigliato, per poter svolgere tutte quelle incombenze con serenità 🙂


  2. e quelli sono solo l’inizio! zen power for all 🙂


  3. Sembra il titolo di un libro.

    Grazie x l’illuminazione!


  4. figurati, è stato un piacere 🙂


  5. Giulio Cesare Giacobbe è fantastico! Almeno quanto la casalinga che noi tutte conosciamo… 🙂


  6. oh, ma quanto siamo in sintonia, ultimamente? 😉


  7. Buongiorno Pole!
    io lessi “Come smettere di farsi le seghe mentali e vivere felici” e “Alla ricerca delle coccole perdute”. In questo periodo in cui mi interessano le filosofie orientali ho rispolverato questo che riassume il buddhismo in un modo facilmente comprensibile per noi poveri occidentali.



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