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Gazza ladra

22 febbraio 2013

Erano i tuoi ultimi giorni di vita.
Oramai lo avevamo capito anche noi.
Dopo anni di lotta contro una malattia che non lascia scampo, stavi soccombendo.
Il cancro ti divora lentamente, dall’interno. E per ultimo, si prende anhe il cervello.
Negli ultimi giorni, il malato delira: oltre al fisico, non funziona più la mente, la memoria, la sequenza temporale, i ricordi.

Tu passavi dalla convinzione di essere in un altro tempo, a quella di trovarti un un’altra città.
Sdraiata a letto, raccontavi ciò che vedevi: e ciò che vedevi non coincideva con quello che vedevamo noi.

Io ero seduta su una sedia al tuo fianco, e ti accompagnavo nelle tue visioni: non credevo fosse importante spiegarti quale fosse la realtà, ho creduto meglio farti compagnia in quella che era la tua realtà.
A un certo punto hai guartato la sedia dov’ero seduta e hai detto: “Guarda, sulla sedia… una gazza“.

Te ne sei andata dopo due giorni. In un ultimo sprazzo di lucidità mi hai guardata e mi hai detto “Chicca… sei qui.”
Si mamma, sono qui, ti accompagno.

Da allora, non posso incontrare una gazza ladra senza pensarti.
Lo sai che il posto dove ci vogliamo trasferire è in campagna? e lo sai che il nostro terreno è sempre visitato da tantissime gazze?
E’ bellissimo guardarle, anche se fa male.
Ma è un po’ come se il tuo spirito si fosse frammentato in centinaia di pezzetti e ognuno di essi ora voli libero dentro quegli splendidi uccelli. Ed è un po’ come se tu fossi qui.

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6 commenti

  1. Vorrei saperti dire qualcosa di sensato e di utile, ma non lo so fare. Ti leggo e cerco di capire quei sentimenti, quel momento in cui forse i ricordi smettono di essere solo dolorosi e acquistano una dose di dolcezza. Ti abbraccio,Lu.


  2. è un processo lungo e lento, a volte credo di essere arrivata a un livello in cui i ricordi sono solo dolci, ma poi mi assale la malinconia.
    Il dolore diminuisce con il tempo, e i momenti di malinconia si diradano.
    grazie mille, ti abbraccio anche io.


  3. Io non riesco a scrivere nulla, perchè mi viene solo da piangere. Ma ti abbraccio fortissimo.


  4. no dai, non volevo rattristarvi..
    è che ieri ne ho viste così tante mentre andavo al terreno, mi sembrava che mi accompagnassero.
    E il post è sgorgato di conseguenza.


  5. un po’ come le stelle del piccolo principe….
    non so il brano a memoria e il mio libro e’ ancora negli scatoloni, quindi copio dal web:

    “Quando guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!”
    E rise ancora.
    “Sarà come se ti avessi dato, invece delle stelle, mucchi di sonagli che sanno ridere”

    cosi’ le gazze “parlano” solo per te.


  6. Grazie mille per il bellissimo commento…!



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