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Di perdite, tempistiche, relatività

28 aprile 2012

Fino a qualche tempo fa avevo una strana percezione dei lutti altrui: l’aver perso la mamma in “tenera età” mi aveva reso insensibile ai lutti degli altri.
Avevo sviluppato una sorta di graduatoria, di scaletta, secondo la quale giudicavo le perdite degli altri. Ad esempio,  se tu perdi la mamma a una età maggiore di 28, non venirlo a dire a me: io ho perso la mamma prima di te! Oppure, se ti muore il gatto, non venirlo a dire a me: io ho perso la mamma!
In parole povere, se pensavo che il tuo lutto era “meno importante” del mio, non riuscivo a sentirmi triste per te.

Poi ho superato questa fase infantile (si può maturare anche nell’elaborazione del lutto?) e ho capito.
Il tempo non centra, anzi forse peggiora le cose, sicuramente le modifica.
Se una signora di 60 anni perde sua madre, non penso più “Beata te che ce l’hai avuta per così tanto tempo, io non ho potuto” ma penso che poverina sentirà una grandissima mancanza, perchè per così tanto tempo ha avuto di fianco a se la figura materna. Io a 32 anni, sono già 4 anni che non ce l’ho più e ho imparato a cavarmela da sola, senza avere lei come riferimento. Ma la signora di cui sopra, si sentirà spaesata all’improvviso perchè sarà stata abituata per tantissimi anni ad avere quel riferimento.
I nostri sentimenti saranno differenti. A me accompagna una sorta di malinconia per il non vissuto, a lei la mancanza quotidiana. A me l’invidia per le mie coetanee che vivono la maternità accompagnate dalle loro madri, a lei il terreno scomparso all’improvviso sotto i piedi e l’assenza nella vita di tutti i giorni.

Scusate, questo blog è diventato un po’ monotematico ultimamente… prometto che a breve vi racconterò le novità sulla mia nuova casa in campagna.

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10 commenti

  1. ti capisco e comprendo la fase di cui parli in profondità.
    Sì, l’elaborazione prosegue e i sentimenti mutano con noi e penso che sia per tutta la vita.
    un abbraccio.


  2. Grazie Francy, il fatto che tu mi capisca mi fa sentire meno in colpa per quei sentimenti di incomprensione.


  3. …. volevo anche dire che io credo che il blog non sia diventato monotematico, trovo invece che sia molto bello che in un tuo momento così denso di cambiamenti, lei sia spesso nei tuoi pensieri, vuoi per nostalgia o necessità di avere un suo appoggio.
    Altro abbraccio.

    altra cosa, vado in OT così mi si può riconoscere e prometto che è l’ultima ^_^ quando cominciate a produrre olio? ♥


  4. io sono arrivata a sentirmi cinicamente senza cuore. capisci vero? ♥


  5. Non ti dico che ti capisco perchè direi una bugia, solo che vive grandi sofferenze può capire…il tuo blog mi piace sempre molto.


  6. Grazie Angela 🙂


  7. La mia (ex) psic direbbe che non è casuale che io sia arrivato casualmente al tuo blog leggendo proprio questo intervento…

    Sono un intenditori di lutti.
    Quando ero bambino e adolescente, io che ho perso il padre a sei mesi, ero in grado di riconoscere un orfano solo guardandolo negli occhi… Quando ho perso la mamma a 23 anni ero, insomma, già vaccinato.
    Ma non ci si abitua mai a quel dolore. Cambia soltanto. E con gli anni quel dolore arriva a fare tenerezza…
    Si diventa un po’ cinici, un po’ sensibili (“sensibili anche alle foglie”, direbbe uno che si è fatto un bel po’ di anni in carcere) e si guarda gli altri (quelli che hanno avuto una vita normale, senza lutti e/o troppe sofferenze) con una vaga sufficienza.
    La sofferenza arricchisce. Soprattutto quella che subisci da bambino o da adolescente.
    Anche se avrei voluto essere un po’ più povero, se devo essere sincero…
    😉

    d.


  8. la sofferenza arricchisce e rafforza, ma certo se avessimo potuto scegliere ne avremmo fatto a meno 🙂
    Sono contenta che tu sia approdato su questi lidi: scambiarsi idee e sensazioni fa sempre bene.


  9. Io mi sento ancora molto infantile allora. Io che l’ho persa quando avevo 24 anni ed ora ne ho 26. Forse un giorno maturerò anch’io.


  10. […] aprile 2012 by Franci Mumtrioska | 3 Comments L’altra sera, leggo un post. Questo per la precisione. Più scorrono le parole che leggo, più mi sento in linea con chi scrive. Si […]



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