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Streghe

16 giugno 2009

Ho letto STREGHE, di Lilli Gruber.
Mi è piaciuto molto: la giornalista intervista decine di donne per indagare la situazione delle donne in Italia.
Emerge un panorama molto vario, da una parte desolante – perchè in Italia le donne sono costrette a scegliere tra lavoro e famiglia, dall’altra incoraggiante, perchè si leggono ritratti di donne forti e tenaci.

Però ho riflettuto un po’.
Si dice che il problema sia il fatto che in Italia, mancando strutture come gli asili nido, la donna deve scegliere tra lavoro e famiglia.
Secondo me non è questo il punto: indipendentemente dalla presenza delle strutture, una donna che vuole lavorare, per forza di cose deve rinunciare ai  figli, o a farli o a crescerli. Essendo la giornata fatta di 24 ore, se una donna lavora 8 ore, e quindi sta fuori casa almeno 10 ore, immancabilmente non ha tempo da passare con i figli.

Il vero problema è che la donna che vuole lavorare, viene sempre messa in secondo  piano rispetto ai colleghi maschi: viene scartata se c’è un candidato maschio, le viene chiesto ai colloqui di lavoro se ha intenzione di sposarsi e di fare figli, non le viene dato lo stesso stipendio dei colleghi maschi, non le vengono assegnate cariche di prestigio.

Quello della famiglia alla fine è un falso problema: se entrambi i genitori lavorano a tempo pieno, va da se che i figli vengono cresciuti o dall’asilo nido o dai nonni. E non ditemi che non conta la quantità del tempo che si passa con i figli ma la qualità.

Un altro problema è che la donna è sempre stata – ed è tuttora – vittima di stereotipi.
Un tempo alla donna era richiesto che stesse in casa, badasse al focolare e ai figli e stesse al fianco del marito.
E se una donna invece voleva studiare o addirittura lavorare, veniva guardata male.

Oggi è il contrario: si presuppone che una donna sia realizzata se ha un lavoro. E una donna che rinuncia al lavoro per la famiglia è guardata male.
La stessa Gruber parla in questo tono: per lei le donne sono veri modelli quando raggiungono posizioni di prestigio. L’unica donna incontrata che rinuncia al lavoro per crescere suo figlio, lascia la giornalista con occhi e bocca spalancati e una espressione – me la immagino – di disgusto sul viso.

Una grande conquista sarà quando le donne saranno libere di scegliere, scegliere la carriera e avere tutti gli appoggi e le condizioni per farlo, o scegliere la famiglia e non essere guardata come una aliena.

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10 commenti

  1. insomma…. io penso che se ci fossero i nidi aziendali e il part time la donna sarebbe “libera” di lavorare 4 ore e di passare le restanti ore con i figli… poi nel caso di nido aziendale elimini tutti i tempi “morti” necessari per andare a riprendere i figli dai nonni o dall’asilo…
    che nel caso di roma si quantificano in un paio di ore al giorno…

    spero in un mondo in cui famiglia e lavoro siano compatibili!

    però ti dò pienamente ragione sul fatto degli stereotipi… non basta andare tanto lontano nel tempo, già mia mamma non fece l’università perchè non era una cosa da donna… (anche se lei voleva)… e così per gli stereotipi di oggi… quando ho detto che prob lascerò tutto per seguire il marito, quindi lascerò anche il lavoro, magari mi metterò a fare qualcosa di “non qualificato”…. beh, mi hanno guardato come una matta, esatto! 🙂


  2. Il part time sarebbe veramente l’ideale: dovrebbero fare una legge che obbliga il datore di lavoro a concedere il part time a una lavoratrice qualora lo chiedesse.
    Ma ora come ora:
    – nessuno ti assume se sei donna
    – nessuno ti assume se sei sposata
    – nessuno ti assume se hai figli…
    Figuriamoci se ti danno il part time!


  3. Figuriamoci, appunto, se ti danno il part time. sia nel pubblico che nel privato.
    Metiamoci anche brunetta e la sua nuova riforma che taglierà la fetta di stipendio legata alla produttività a tre quarti dei “fannulloni”, sulla base di giudizi presumibilmente dati dal datore di lavoro sulla base di criteri tipo l’efficienza, la produttività, i risultati ottenuti, ecc ecc. In questo modo secondo voi le donne in maternità, o le donne che usufruiscono del congedo di maternità, o che sono costrette ad assentarsi causa malattia figlio, o che chiedono aspettativa non retribuita per i mesi in cui gli asili nido o le scuole sono chiuse, come saranno valutate? L’ennesima discriminazione.


  4. Come pretendiamo ci sia allora parità tra uomo e donna sul lavoro?
    Quando nasce un bambino, almeno uno dei due genitori un pochino dietro ci deve stare: ma se la mamma usufruisce di ciò che le spetta, viene automaticamente declassata.


  5. Ragazze, mi sto deprimendo… è tutto tremendamente vero. Sono molto felice di questa nuova vita che cresce, l’ho voluta e non tornerei indietro, ma mi chiedo cosa mi aspetta quando rientrerò al lavoro… già si sentono certi discorsi… perché è vero che nel pubblico perlomeno non ti lasciano a casa, ma anche qua forme di mobbing esistono eccome. Come il fatto che, nonostante lavori qua dentro da 5 anni e il mio lavoro sia apprezzato a tutti i livelli, probabilmente con questa mossa mi sono giocata ogni possibilità di fare carriera… non so davvero che pensare!
    Comunque concordo con te, Gatto… al bando gli stereotipi!


  6. Non sento altro che discorsi di donne che perdono il lavoro causa maternità.
    Lo scorso fine settimana avevamo una coppia di amici a pranzo: lei mi racconta di una sua amica che ha avuto una bambina e la ditta dove lavora DA 7 ANNI le ha detto che, dovendo ridurre l’organico, dovranno fare a meno di lei.
    Senza parole…..
    Ma io mi chiedo: una donna deve tornare al lavoro e lasciare il figlio al nido o ai nonni per vedersi trattare così? Così non gode del bimbo nè delle soddisfazioni del lavoro?
    A CHE PRO?


  7. è un mondo difficile…

    per tutti,

    ma per noi un pochino di più…

    anche io non oso pensare a come farò se e quando avrò un figlio… mi vengono i brividi… per la precarietà della nostra condizione. che poi come dici tu, se rinunci alla carriera sei considerata scema, se non fai figli sei considerata anormale… insomma, come fai sbagli…


  8. e io che devo aggiungere?….
    sarei una goccia nel mare.


  9. Ciao,
    scusa se ti scrivo qui ma non saprei dove altro… la Michael Page mi ha chiamata x un colloquio per una società che fa impianti fotovoltaici…potrebbe interessarti? Immagino che in giro ci sia un annuncio… hai visto mai…
    in bocca al lupo.


  10. Grazie ma passo. 🙂



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