Ho letto STREGHE, di Lilli Gruber.
Mi è piaciuto molto: la giornalista intervista decine di donne per indagare la situazione delle donne in Italia.
Emerge un panorama molto vario, da una parte desolante – perchè in Italia le donne sono costrette a scegliere tra lavoro e famiglia, dall’altra incoraggiante, perchè si leggono ritratti di donne forti e tenaci.
Però ho riflettuto un po’.
Si dice che il problema sia il fatto che in Italia, mancando strutture come gli asili nido, la donna deve scegliere tra lavoro e famiglia.
Secondo me non è questo il punto: indipendentemente dalla presenza delle strutture, una donna che vuole lavorare, per forza di cose deve rinunciare ai figli, o a farli o a crescerli. Essendo la giornata fatta di 24 ore, se una donna lavora 8 ore, e quindi sta fuori casa almeno 10 ore, immancabilmente non ha tempo da passare con i figli.
Il vero problema è che la donna che vuole lavorare, viene sempre messa in secondo piano rispetto ai colleghi maschi: viene scartata se c’è un candidato maschio, le viene chiesto ai colloqui di lavoro se ha intenzione di sposarsi e di fare figli, non le viene dato lo stesso stipendio dei colleghi maschi, non le vengono assegnate cariche di prestigio.
Quello della famiglia alla fine è un falso problema: se entrambi i genitori lavorano a tempo pieno, va da se che i figli vengono cresciuti o dall’asilo nido o dai nonni. E non ditemi che non conta la quantità del tempo che si passa con i figli ma la qualità.
Un altro problema è che la donna è sempre stata – ed è tuttora – vittima di stereotipi.
Un tempo alla donna era richiesto che stesse in casa, badasse al focolare e ai figli e stesse al fianco del marito.
E se una donna invece voleva studiare o addirittura lavorare, veniva guardata male.
Oggi è il contrario: si presuppone che una donna sia realizzata se ha un lavoro. E una donna che rinuncia al lavoro per la famiglia è guardata male.
La stessa Gruber parla in questo tono: per lei le donne sono veri modelli quando raggiungono posizioni di prestigio. L’unica donna incontrata che rinuncia al lavoro per crescere suo figlio, lascia la giornalista con occhi e bocca spalancati e una espressione – me la immagino – di disgusto sul viso.
Una grande conquista sarà quando le donne saranno libere di scegliere, scegliere la carriera e avere tutti gli appoggi e le condizioni per farlo, o scegliere la famiglia e non essere guardata come una aliena.




